MARZO

 

1 - Buongiorno e buon fine settimana; Mc 10, 13-16. Gesù ama i bambini, li abbraccia, li benedice e li propone come modello perché sono immagine di chi è disponibile e pronto ad accogliere il Vangelo del Regno di Dio con semplicità e senza pretese. Al tempo di Gesù, i piccoli non godevano di speciale rispetto e attenzione. Erano ritenuti dei non-ancora uomini. E le madri dovevano aiutarli a crescere in fretta per essere utili in casa. L'evangelista Marco racconta che i bambini infastidivano i Rabbini intenti a spiegare i misteri di Dio. Ecco spiegato così il gesto dei Dodici che li cacciano via in malo modo dal Maestro. Iniziativa, invece, non gradita da Gesù che mostra simpatia per i bambini. Non solo non ne è disturbato, ma li propone come modelli di discepolato (Cfr. Mc 10,14-15). Un bambino come modello è qualcosa di inaudito. Cosa sa un bambino? Non di filosofia, né di teologia o di morale, ma vive come nessuno la fiducia. Gesù mette al centro non l’adulto, ma il più disarmato, l’indifeso e senza diritti, il più debole, un bambino. Se non diventerete come loro… Lo sguardo del bambino è spalancato sul mistero, vede ciò che un adulto stenta a riconoscere. Il suo occhio è pulito, degno figlio di Dio. I discepoli sono chiamati a crescere nella fiducia, nella meraviglia, nell'abbandono, caratteristiche che con l'età e la disillusione si spengono. Lo Spirito faccia rifiorire nella Chiesa il dono dello stupore che impedisce di invecchiare e fa scoprire il volto amorevole di Dio. Radiosa giornata.

2 - Buongiorno e Buona Domenica; Lc 6, 39-45. In questo brano, Gesù ci ammonisce e ci chiede di preoccuparci della nostra perfezione prima di guardare i difetti degli altri e pretendere di correggerli (Lc 6,41-42). Vanno messi a fuoco in questo brano i verbi guardare e vedere: perché “guardi” la pagliuzza e non semplicemente "vedi"… perché osservi le fragilità, cioè ti fissi sui limiti degli altri? Gesù non sopporta ipocrisia e falsità. Preferisce il peccatore all’uomo falso, il pubblicano che si batte il petto al fariseo con una patina di bontà (Cfr. Lc 18,9-14). Il peccato nascosto fa marcire l’anima, mentre il peccato che viene portato alla luce con il pentimento, è perdonato e piano piano si dissolve. Per questo Gesù invita a fare luce, ad aprire anche le porte sprangate della coscienza, così che non resti spazio alcuno per le tenebre. Il campo visivo dell’uomo è troppo angusto per emettere giudizi obiettivi. Il giudizio è esclusivo di Dio. Guai a sostituirsi a lui nella valutazione dei propri simili. Proporsi a qualcuno come guida può apparire un aiuto, ma talvolta diventa un atto di egoismo, di esibizione. La chiesa offre il Vangelo, ma non giudica, né censura. Di fronte a chi sbaglia, il Vangelo invita alla saggezza, e considera ipocrita chi vuole mostrarsi migliore degli altri. C’è spesso presunzione nelle pretese di correzione (Lc 6,41a.42a). Per convincere, basta una degna condotta di vita. Il discepolo non solo vede il bene, ma lo emana. Il suo occhio buono è come una lampada che diffonde luce. Felice e serena domenica.

3 - Buongiorno e buon inizio settimana; Mc 10, 17-27. Desiderare la perfezione senza rinunciare alle ricchezze è un problema.  Uno osserva i comandamenti , ma manca dentro di lui la generosità e la vera accoglienza nel pieno distacco dei beni del Vangelo. In Marco 10,17-27, un tale corre incontro a Gesù (v. 17a). Intravede un futuro di luce ed è pieno di slancio. Ha grandi domande e grandi attese (v. 17b). È normale. Vuol sapere se è vita o no la sua. Domande esistenziali. Ma bastassero gli entusiasmi. Alla fine se ne andrà spento e triste perché aveva un sogno, ma non il coraggio e la volontà di trasformarlo in realtà (v. 22). A mutare il suo atteggiamento sono le parole di Gesù: vendi quello che hai e dallo ai poveri; poi vieni… (v. 21). Il vero tesoro non sono le cose, ma le persone. La strada da percorrere passa per i comandamenti che sono gli angeli custodi della vita: non uccidere, non tradire, non rubare (v.19). Ma non basta ancora. Che cosa gli manca? (Cfr. v.20). Il ricco è uomo insoddisfatto e inquieto. Non lo riempiono le cose; per questo cerca un altro tesoro. Gesù lo guarda, lo ama e gli spalanca il cielo (v. 21a). Quell’uomo non ha un nome: è un tale e si sa solo che è molto ricco… il denaro si è mangiato il suo nome. Infatti per tutti è semplicemente un ricco (cfr. vv. 17a. 22b.23). Altri ricchi hanno incontrato Gesù: Zaccheo, Levi, Lazzaro, Susanna, Giovanna e hanno un nome perché il denaro non era la loro identità. È molto importante questo. Cosa hanno fatto di diverso dagli altri? Hanno smesso di cercare sicurezza nel danaro impiegandolo per aprire le porte e farsi prossimo. È ciò che Gesù intende quando dice all'uomo ricco: quello che hai dallo ai poveri… Più della povertà egli chiede condivisione, più della sobrietà chiede solidarietà. Non abbiate paura di seguire questa strada. Vi sentirete bene interiormente. Buona e felice giornata.

4 - Buongiorno per tutto il giorno; Mc 10, 28-31. Quel tale del Vangelo di ieri ha provato ad inseguire un sogno: stare con Gesù, ma se n'è andato triste. Non ce l’ha fatta a lasciare le cose che aveva. E i Dodici sono turbati da come Gesù liquida le ricchezze. Il ricco non riesce a fare spazio a Dio, troppe sono le chincaglierie cui è attaccato. Rimarrà schiacciato sotto di esse e tornerà nel suo grigiore. La rinuncia ai beni e agli affetti ha già una ricompensa. Nello sconcerto generale si alza la voce di Pietro quasi ad interpretare il sentire dei suoi e a cercare rassicurazioni: “noi abbiamo lasciato tutto…” (Mc 10,28). Per i discepoli, tutto è venuto in secondo ordine. La richiesta di Pietro sembra fuori luogo; ma come, non ti basta il privilegio di essere, tra tante persone, un intimo di Gesù? Perché sei lì a patteggiare? La risposta di Gesù non si fa attendere. Promette la vita eterna e già in questo mondo "cento volte" tanto quanto hanno lasciato. Rassicura Pietro dicendo: "caro Pietro, avrai in cambio cento volte tanto" (Mc 10,29-30). Hai lasciato qualcosa, ma riceverai  in cambio il Tutto. Tanti privilegi di Gesù, uniti a qualche rinuncia, ma solo di cose che impediscono il volo: gioie immense, dunque, pur tra qualche persecuzione (cfr. Mc 10,30b). La vita di chi decide di stare con Gesù si riempie di volti: avrà cento fratelli e sorelle, madri e figli. Il distacco dai beni libera da tante cose inutili e diventa una vita moltiplicata. Seguire Gesù non è un discorso di sacrifici, ma di moltiplicazione di vita: lasciare tutto ma per avere il Tutto. È il segreto della vita cristiana. Buona giornata.

5 - Buongiorno a tutti; Mt 6, 1-6; 16-18. Oggi inizia il tempo di Quaresima con l'imposizione delle ceneri. La parola di Dio ci invita alla conversazione: stop all’ipocrisia e all’esibizionismo; invito a stare davanti a Dio in verità e umiltà, guardandosi dentro e uscendo dai propri anfratti (cfr. Mt 6,2-6.16-18). Eliminiamo le maschere usate fin qui per dimostrare perfino a noi stessi di essere migliori di altri come cittadini e lavoratori, come genitori o come figli. Il richiamo del profeta Gioele è forte. “Ritornate a Dio...”. Il profeta invita caldamente il popolo a smetterla di girare le spalle al Creatore lasciandolo ai margini della propria vita. “Ritornate a me con tutto il cuore..., laceratevi il cuore e non le vesti” (Gl 2,12-13), aggiunge Gioele. Dio non chiede gesti clamorosi, ma "palestra quotidiana”. Ripartiamo, carissimi cercatori di Dio: quaranta giorni in essenzialità regalati a noi per riscoprire cose che durano per sempre, trovare perle sulle quali giocarsi la vita. Per tornare a casa, ci vuole veramente leggerezza, preghiera e carità. La prima è un invito ad affrettare il passo, la seconda è elevare lo sguardo verso Dio, la terza è un amore concreto. Si dice che un tempo a inizio di primavera si spargeva la cenere negli orti di casa per fecondare la terra. Avvenga egualmente oggi con il cuore, e sarà vita nuova. Questo tempo è tempo di essenzialità, abbiamo detto, per recuperare anche il peso-forma della Fede. Iniziamo proprio oggi con il rito delle ceneri, un richiamo a caducità, ma più ancora a fecondità e vita nuova. "Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio" (2Cor 5,20b). Buon cammino di quaresima a tutti e buona giornata.

6 - Buongiorno; Lc 9, 22-25 . Questo brano è uno dei testi più citati del Vangelo. Non significa però: rassegnatevi perché così va il mondo, perché tutti portano sulle spalle qualche croce. Non occorreva Gesù per dire simili parole blandamente consolatorie? Era sufficiente un po’ di buonsenso. Nei Vangeli la croce rivela ben altro tesoro da scoprire. Il mondo ritiene la croce una sfortuna o un caso. Per Gesù, scegliere la croce è una scelta d’amore (cfr. Lc 9,23). Dice pure a me: “prenditi una croce” e sostieni il mondo: prendila, non subirla! C'è qui una differenza. Per capire il senso attribuito da Gesù, serve sostituire la parola "croce" con la parola “amore”. Se uno vuol stare con Gesù metta tutto l’amore di cui è capace. Un amore che non costa, che non richiede anche fatica, vale ben poco, è solo stagionale.  Quando vuoi bene a qualcuno, mettiti in secondo piano. Gesù di Nazaret è un Dio crocifisso per amore. Ecco la sua carta d’identità: “il Figlio dell'uomo dovrà soffrire molto, venire ucciso, e poi risorgere” (Lc 9,22). Pasqua sarà la prova che Dio regala vita a chi dona amore. Non è un invito a patire, ma a vangare, rivoltare e far fiorire le zolle indurite del cuore. "Amare" è una voce del verbo "morire". Amare è ritrovare la vita, salvare la propria anima (cfr. Lc 9,24-25). È uscire da sé, dare senza aspettative, volere la felicità dell'altro, rispettarne la storia, accompagnarlo nel viaggio della vita. Questo è il vero senso dell'amore che dobbiamo imparare per praticarlo. Dio, amore, ci dice: "Io pongo davanti a te la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Scegli la vita perché viva tu e la tua discendenza, amando il tuo Signore ( Dt 30,19-20a). Scegliere la vita è amore. Buona giornata.

7 - Buongiorno per tutto il giorno; Mt 9, 14-15. Nella tradizione ebraica il tema del digiuno era finalizzato a sollecitare, anche mediante la disciplina del corpo e dello spirito, la nostalgia del Messia (cfr. Mt 9,14). Per Israele la funzione del digiuno si discostava da quella della Fede cristiana, volta a moderare le passioni e a soccorrere i bisognosi. Va recuperato il digiuno come attesa del ritorno glorioso del Messia. Il digiuno ha senso come segno di rinuncia, di distacco dai beni, come segno di solidarietà e via di salvezza. Il digiuno dalle carni va vissuto con sano discernimento. Istituito in anni in cui la carne era alimento da ricchi, è invito a sobrietà e solidarietà. Vanno evitate però ipocrisie. Si può fare digiuno saltando un pasto, o mangiando un panino come fanno per necessità tanti immigrati. Verranno, poi, i giorni in cui lo Sposo sarà tolto - dice Gesù (Mt 9,15) - giorni di porte chiuse a Dio, di crocifissi tolti dalle scuole, di apparente rifiuto della Fede. La lontananza dello sposo dice la stagione del dubbio, ma la prova può trasformarsi in occasione di crescita. Il ritorno dello Sposo sarà festa piena. Dove ritrovare lo Sposo? Riassaporando la Fede lasciata per anni e attingendo all’Eucaristia, il pane nutriente dei viandanti. Buon cammino. Felice giornata.

8 - Buongiorno e buon fine settimana; Lc 5, 27-32. Un pubblicano - Levi - è seduto al banco delle imposte. Gesù ne incrocia lo sguardo, ed ecco la parola che ne cambierà la vita: “segui Me” (Lc 5,27). E Levi crolla. Abbandona grazie a quello sguardo e a quella parola, la logica dell'avere. Corre dietro a Gesù alleggerito da zavorre di ogni genere, senza domandarsi neppure dove Gesù sia diretto. Levi lascia tutto quando sente l'invito di Gesù e lo segue (Lc 5,27-28). Mostra la sua volontà di volere cambiare il proprio modo di vivere. Non ci sono ragioni speciali per seguirlo; Gesù è la ragione. Levi si convertirà perché ha visto Gesù “convertirsi” a lui, piegarsi verso di lui con amore. La sua chiamata non inizia con rinunce e sacrifici, ma con la gioia. Infatti la casa di Matteo si riempie di pubblicani, chiamati ben prima di essersi convertiti (cfr. Lc 5,29). Gesù mangia con Matteo e ora con me, e mi dice che l’incipit della salvezza non sta nei miei digiuni, ma nel mangiare con lui. Lui è medico e medicina. Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori (Lc 5,32). Qual è il merito dei peccatori? Nessuno. Dio non si merita, si accoglie. Gesù cerca il peccatore che è in me, è venuto a far sua la mia debolezza. Nessun lassismo, ma è festa del peccatore che ha scoperto un Dio più grande della propria fragilità. Quaresima è stata dipinta come fatica, come prova, come  sacrificio. In realtà è un ritorno “a casa” in gioia e leggerezza. Ritornate al Signore vostro Dio (cfr. Gl 2,12). Vogliamo fare gli auguri a tutte le donne del mondo. Possano vivere i valori della vita e trasmetterli alle nuove generazioni. Ad ogni mamma, un grazie per quello che ha fatto per il bene dell' umanità. Buona giornata.

9 - Buona domenica a tutti; Lc 4, 1-13. Siamo ogni giorno tentati e corteggiati da Satana. Accorgersene è già un dono. È la lotta tra il dovere e la comodità: il limitarsi alla collina o raggiungere la vetta. Siamo tentati nella nostra condizione (la fame causata dalla mancanza del necessario per la sussistenza, la ricerca del potere, l'orgoglio). Gesù, nel brano evangelico odierno, ci insegna l’ABC della prova. La prima tentazione è del cibo. Alla tentazione che le pietre diventino pane Gesù risponde: “non di solo pane vivrà l’uomo” (Lc  4,3-4). Siamo fatti per un cibo che toglie ogni fame. Il pane è buono, ma migliore è la Parola di Dio. Il pane è vita, ma la vita di Dio è eterna; il pane è necessario oggi, ma essenziale è quello del cielo. La seconda tentazione è del potere, la promessa del regno. Il diavolo esce allo scoperto e dice: “prostrati davanti a me”, mettimi al primo posto e avrai realizzati tutti i tuoi sogni. Il contrario di Dio che non è un mercante. Il maligno riesce a convincere molti a svendere la propria dignità in cambio di carriera, della poltrona e del denaro (cfr. Lc 4,5-8). La terza tentazione è una vana gloria ed è una sfida: "buttati giù". Chiedi a Dio cose da applausi: la salute del corpo e quasi mai quella dello spirito (Lc 4, 9-12). Da queste tentazioni Gesù ne esce vittorioso ispirandosi alla Sacra Scrittura (Lc 4,4.8.12). Noi stessi siamo tentatori di Dio quando gli diciamo: fammi, dammi, risolvi i miei problemi, mandami gli angeli. Buttarsi nel vuoto e aspettare l’aiuto di angeli non è fede, ma una sua caricatura. Gesù non fa da padrone sulle persone… non cerca schiavi ossequienti, ma figli liberi. La tentazione è una scelta tra due amori: l'amore di Dio o quello di se stessi. La vera scelta richiede un cambiamento, una conversione. Buon cammino di quaresima e Felice domenica.

10 - Buongiorno e buon inizio settimana; Mt 25, 31-46. Vivere e diffondere l'amore, è il tema principale del brano. Segue il giudizio basato sull'amore. Resterà sempre l'amore che trionferà. "Tutto quello che avete fatto a uno solo dei miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me!" (Mt 25,40). Gesù chiama i piccoli, i deboli e i poveri suoi fratelli. Il povero è come Dio, carne di Dio, fame di Dio. I poveri sono stati ridotti ad anonimato. Invece, per il Vangelo, il povero ha il nome di Dio. E se qualcuno sta male, è Dio stesso a star male. Dio ha legato la salvezza non ad azioni eccezionali, ma ad opere semplici, possibili a tutti (Mt 25,35-36); non ad opere di culto, ma al culto degli ultimi della fila. È un Dio che dimentica i propri diritti, e preferisce quelli di chi non conta. Gli archivi di Dio non sono pieni di peccati da tirar fuori nell'ultimo giorno. Sono pieni di bicchieri d'acqua donati, di lacrime asciugate. Una volta perdonati, i peccati sono azzerati, non esistono più, tanto meno in Dio. Interessante è il fatto che Gesù fa' passare gli eletti dal suo regno a quello del Padre (Mt 25,43). Il tema del giudizio finale del Re e Messia non sarà il male, ma il bene; non l'elenco delle debolezze, ma la parte migliore di noi; non la zizzania ma il buon grano del campo. Ed ecco i condannati: loro colpa non è aver detto o fatto del male ai poveri, non li hanno aggrediti, semplicemente non hanno fatto nulla per loro (Mt 25,41-43). I condannati sono quelli che dicono: non tocca a me. Il giudizio di Dio non farà che ratificare le scelte di vita: via, avete scelto di stare lontano da Me che sono nei poveri (v. 41). Eppure, il Signore ci ha aperto nel brano evangelico un campo esteso per muoverci, esercitare la carità, esprimere la nostra compassione, accogliere, abbracciare il mondo, consolare. Inserendoci in questa area di azioni, saremo sempre benedetti da Dio, Padre di Gesù e Padre nostro. Felice giornata.

11 - Buongiorno per tutto il giorno; Mt 6, 7-15. Nel deserto serve essenzialità. Il superfluo non aiuta. Si porta l’acqua e il pane. Nient’altro. La Parola e l’Eucaristia sono il nutrimento del discepolo. È l'essenziale. Cosa si fa in tempo di quaresima, tempo di deserto? Si purifica la preghiera da quei "virus" che la possono infettare: in particolare vanno evitate  esteriorità ed ipocrisia. Gesù insegna ai discepoli il respiro della preghiera: quella vera non spreca parole (Mt 6,7), non tira Dio per la giacca; e se chiede lo fa per gli altri prima che per se stessi. La preghiera produce frutti concreti di perdono,  di stima dell’altro, di abbandono della critica. In caso contrario la preghiera diventa sterile. Pregare cementa inoltre la comunione con il Signore. Non è tentativo di convincere Dio sulle proprie urgenze, ma di convincere se stessi sulla volontà del Signore (v. 10). Perciò non si mettono vincoli a Dio: né se, né ma... Con lui, non si firmano assicurazioni sulla vita. Si fa come quando si ama: si ama e ci si fida (preghiera fiduciosa). La vera preghiera è il "Padre nostro" (Mt 6,9-13). Gesù dà del tu a Dio e lo chiama papà. Si respira a due polmoni: la lode a Dio (vv.  9-10) e la richiesta del necessario (vv. 11-13). Questo è bello da sapere. La preghiera che arriva dritta al cuore di Dio è la confidenza: il massimo è restare in silenzio contemplativo davanti a Lui. E lui provvederà tutto per i suoi figli. Gesù insiste sul perdono di chi ci ha offeso per ricevere a nostra volta la misericordia. Il perdono ci purifica e ci rigenera. Avanti nel cammino. Buona giornata.

12 - Buona giornata a tutti; Lc 11 29-32. La salvezza è presente alla generazione di Gesù, ma non è riconosciuta. È una generazione malvagia ed incredula. All'incredulità segue il giudizio. Il brano evangelico odierno è più esplicito. Sulla persona di Gesù si alza un muro di diffidenza. Egli, il falegname di Nazaret, suscita grande interesse, ma lascia anche scetticismo. Gesù non è riconosciuto come Messia dai Farisei. È accolto con entusiasmo da pubblicani e peccatori, ma non riesce a fare breccia tra i Capi religiosi. Succede quanto era capitato a Ninive dopo la predicazione di Giona, e alla regina di Saba, attirata dalla saggezza di Salomone. Dio cambia il cuore solo a chi si sente peccatore. Bussa alla porta dei lontani ed essi, all’apparenza spenti e avversi, fanno penitenza. Non così i vicini, rigidi e perplessi. È letale fare l'abitudine a Dio. Attenzione discepoli di lungo corso: si può diventare sordi alla Parola, si possono alzare steccati e rifiutare Dio. Quante palizzate e resistenze. C’è chi si sente migliore, o almeno non peggiore di altri, ed alza muri e cortine di fumo a protezione della propria viltà. Gesù invita a non inseguire segni eclatanti. In realtà ci sono profeti come Giona che continuano a percorrere le nostre distratte città. Non mancano gli strumenti per dare accoglienza a Dio. “Ben più di Giona e di Salomone c’è qui...”. Infatti, c’è il Signore nella sua Parola e nell’Eucaristia. Buona giornata.

13 - Buongiorno per tutto il giorno. Mt 7,7-12. Il cuore di Dio è sensibile alla preghiera dell'uomo. Nel brano evangelico odierno, questo è importante: “...chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” (Mt 7,7). Con questa esortazione, Gesù ci invita a una preghiera fiduciosa e perseverante. La preghiera è il respiro della vita. Funge da navigatore nel viaggio verso “casa”, orienta le scelte, dissoda la terra da ogni durezza e la rende feconda. Molti si chiedono che cosa si possa domandare quando si prega… In realtà preghiera è innanzitutto relazione, comunione. Prima vengono gli abbracci; poi, se necessario, le richieste. Quali sono le priorità della preghiera?  Chiedere quello che conviene a Dio. Prima di tutto si chiede per gli altri, sia vicini che lontani. Poi si privilegiano le richieste che profumano di eternità, tra queste, lo Spirito Santo (cfr. Lc 11,13). Questo è essenziale. Perché alcuni ricevono e altri no? Scrive sant’Agostino: “non otteniamo perché chiediamo cose non buone, o perché si fa dipendere l'esistenza di Dio dalla loro concessione". In verità servirebbe chiedere prima le cose necessarie: la Fede, la misericordia, il regno di Dio, la giustizia, il pane che non marcisce, quello disceso dal cielo (cfr. Gv 6,27). Altre saranno date in sovrappiù (Gv 6,33). Non è bene legare la Fede alle cose. Non avvenga che Gesù ci dica: “mi cercate non perché avete visto segni, ma perché avete mangiato dei pani” (Gv 6,26). Spesso si va a Dio non perché ci interessi Dio, ma perché ci dia ciò che ci interessa. Avviene come in certe amicizie rette più che dall’amore, dai possibili ritorni. C’è una grazia anche nel non ricevere: aiuta a risintonizzarsi su un Dio “altro”, i cui progetti sono più grandi dei nostri e attraversano sempre la croce. Portiamo a Dio il cuore e le persone. La preghiera non si riduca a ripetute richieste. Dio è Padre. Basta uno sguardo e capisce tutto. Felice giornata.

14 - Buongiorno a tutti. Mt 5,20-26. Non basta un'osservanza esteriore della legge di Dio. Va praticata nell'intimo del cuore. “...se la vostra giustizia non supererà quella dei Farisei, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 5,20). Materia da riflessione. Nel brano evangelico odierno, Gesù opera un salto di qualità: passa dalle regole della Legge mosaica alla religione del cuore, dalla fede del fare a quella dell’essere, ponendo al centro il sacrario della persona (cfr. Mt 5,24-25). Suo obiettivo è il ritorno alla morale del cuore, a quel laboratorio in cui si prendono le decisioni. Solo chi ha cura del cuore guarisce la vita. Egli risale a ciò che genera la morte o la vita. Non si uccide soltanto con la spada. Si fa del male anche con le parole e le offese (Mt 5,22). Guai a chi si crede il centro dell'universo e lascia agli altri un ruolo da comparsa. Non basta sentirsi in regola con il fratello; serve la certezza che lui non provi astio verso di me (Mt  5,23). Se comprendo la necessità di mettere da parte meschinità e rancori e di amare con tutto il cuore, avrò la vita eterna (cfr. Mt 5,24). Gesù non fa sconti sull'amore al fratello.  Egli ha scelto la morte più infamante - la crocifissione - per amore. Non concepisce una fede che sia una farsa, una finzione, una maniera di porsi davanti a Dio. O la fede cambia il proprio comportamento o non è fede vera. Dio non gradisce un culto slegato dalla vita (cfr. Mt 5,23-24). Gesù lo ribadisce: la preghiera, specie quella pubblica, deve essere trasparenza della vita privata e manifestare l'amore. Senza amore non vale nemmeno il culto a Dio. Buona giornata.

15 - Buongiorno e buon fine settimana; Mt 5, 43-48. Nel libro del Levitico si legge: “siate santi come io, il Signore Dio vostro, sono santo” (Lv 19,2). Gesù, con identico significato, dice: “Siate perfetti come il Padre” (Mt 5,48). Lasciatevi modellare da Dio. È un invito ad aprire porte e finestre perché il suo amore trovi casa. Il Vangelo bussa, e se gli viene aperto, fiorisce la gioia. Gesù chiede amore pure per i nemici (Mt 5,44). Il perché? Dio non ha nemici, ma soltanto figli, ed invita ad essere come lui che fa piovere su giusti e ingiusti (Mt 5,45). Bisogna perdonare poi anche chi non sa che farsene del nostro perdono, amare chi ha rotto i ponti ed eliminato i contatti. Bisogna sperare sempre e comunque. La pratica della carità evangelica non è facile. Per pensare come Gesù, vanno eliminati gli ostacoli che intasano il canale interiore e impediscono all’acqua viva di scorrere e defluire. La meta è diventare perfetti come il Padre celeste (cfr. Mt 5,48). L'amore del credente è universale. Non significa quanto Dio, ma nello stile di Dio che fa sorgere il suo sole su buoni e non buoni. Dio offre opportunità anche ai ribelli e ai fuori orario. Non spranga le porte, né seleziona meritevoli e non. La sua porta rimane aperta. Più volte abbiamo visto sorgere il sole su persone date per morte: è bastato spezzare loro il pane della Parola e come per incanto la vita è rifiorita. Felice giornata.

16 - Buongiorno e Buona domenica  tutti; Lc 9,28-36. Dalle pietraie del deserto di Giuda al monte Tabor, dalle tentazioni di satana alla trasfigurazione, dal caldo umido alla brezza leggera. Sono le diverse stagioni della fede: da momenti di non senso e pesantezza della preghiera, tanto da rifiutarla, ad altri di emozione nel respirare Dio. Eppure le tentazioni e l’aridità non sono solo fastidiose. Sono anche preziose: irrobustiscono quanti hanno avuto il coraggio di pregare pur tra le nebbie. E Gesù porta Pietro, Giovanni e Giacomo sul Tabor, il monte più alto della Galilea. E si trasfigura davanti a loro; cioè va oltre l’apparenza visibile e si mostra come Figlio di Dio (Lc 9,28-29). In altre parole, con la trasfigurazione, Gesù apre per un attimo il mistero della sua identità e della sua gloria. Pietro, folgorato e sedotto da tanta luce, dice: è bello star qui, facciamo tre capanne (Lc 9,33). Quell’esperienza è stata per loro determinante. Nella scena, hanno visto anche Mosè ed Elia che rappresentano l'antico Testamento. Possono scendere rinfrancati. Hanno capito che a stare con Dio ci si guadagna: la vita ritrova senso, il male e il buio non vinceranno, e anche nella loro storia vincerà l’amore. La luce della trasfigurazione è destinata ad ogni creatura. Chi muore in Cristo è immediatamente raggiunto dalla luce di Dio e il suo volto brilla come il sole. “Ascoltate Lui” dice il Padre (Lc 9,35). Il resto è solo cornice. Chi ascolta il Vangelo di Gesù libera la bellezza di Dio che lo abita e la porta alla luce. Felice domenica.

17 - Buongiorno e buon inizio settimana; Lc 6, 36-38. È bene occuparsi di giustizia, di lavoro, di salute, di denuncia della violenza. Alla fine rimane però la misericordia. Essa è la sintesi del Vangelo di Gesù. Il cristiano è chiamato a essere misericordioso come il Padre che è nei cieli. Quello che lo distingue dagli altri è l'esercizio della misericordia, cioè, non giudicare, non condannare, ma perdonare e dare senza misura (vv. 37-38a). Siamo figli di un Padre tenero e “ricco di misericordia” (Ef 2,4), non nel senso spesso ambiguo di un Dio indulgente e distratto. La misericordia è un sentimento impegnativo, esigente. Chiede di vivere disarmati, accogliere le ferite altrui guardandole con il cuore oltre che con la testa. La fragilità è inquilina di ogni essere umano, tocca ogni vita. Eppure, Dio soltanto riesce a guardarci senza scoraggiarsi. Lui com-patisce e con-divide la sorte di chi vive stagioni di frantumazione. Ne porta peso e conseguenze; paga per tutti quando viene inchiodato sulla croce. Condannare non è da figli di Dio perché è dare un giudizio definitivo (cfr. Lc 6,37). Dio chiede ai suoi figli di curare ogni piaga e azzerare i debiti altrui. Ci hanno insegnato: "se ti penti, Dio ti userà misericordia". Ma la sua misericordia viene prima del pentimento e l’amore di Dio è amore preveniente. Amare comincia con una resa a Dio, con il lasciarsi amare. Dio non si merita, si accoglie. Serve umiltà per accogliere un Dio così. Ne siamo figli ma non lo conosciamo abbastanza. Felice giornata.

18 - Buongiorno per tutto il giorno; Mt 23, 1–12. L'esortazione di Dio a noi in questo tempo di quaresima è riportato oggi dal profeta Isaia: "Lavatevi, purificatevi. Togliete dalla mia vista le azioni malvagie. Imparate a fare il bene. Cercate la giustizia, soccorrete l'oppresso, rendete giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova".  (Is 1,16-17). Nel vangelo, Gesù si dimostra severo non con chi vorrebbe seguire il Vangelo e non riesce per le sue fragilità, ma con chi fa solo finta di aderire alla Fede. I farisei e i capi del popolo sono di questi e non sono graditi a Dio perché osservano la legge di Dio, ma tutto quello che fanno è per apparire e farsi lodare. Sono incoerenti e infedeli (cfr. Mt 23,3b-7). Verso la debolezza Gesù si è sempre mostrato paziente. La misericordia di Dio si manifesta così. Gesù non sopporta l’ipocrita, ossia il moralista che invoca leggi sempre più dure, ma solo per gli altri… (cfr. Mt  23,4). L’ipocrita si sente giustificato e scagionato. Ipocrita è l'uomo di Chiesa severo e duro con gli altri, e condiscendente con se stesso. L'ipocrita non accetta di essere peccatore, vuole apparire buono. E con la sua falsa virtù fa sì che gli uomini non si fidino più neanche della virtù autentica. Gesù poi stigmatizza l'amore del potere. Non fatevi chiamare maestri, dottori, padri, come se foste superiori agli altri. Voi siete tutti fratelli (Mt 23,8-10). A Gesù non basta ancora e continua: il più grande tra tutti voi è colui che serve (cfr. Mt 23,11), chi ama e si umilia (Mt 23,12). È l'assoluta novità di Gesù: Dio è il servitore, non il padrone. Questa è una grande bella lezione di vita. Felice giornata.

19 - Buongiorno a tutti. Oggi è la solennità di San Giuseppe, sposo della Beata Vergine Maria; Mt 1, 16.18-21.24. È la festa dei Papà. San Giuseppe è l’antiprotagonista, il santo nell’ombra. Nei Vangeli si parla poco di lui e non si riportano le sue parole. Vive il silenzio dei contemplativi. È in perenne ascolto di Dio, di Maria la sposa, e di Gesù. Sarà il loro custode: a Nazaret, a Betlemme e in Egitto. Tra loro si capiranno oltre le parole. Il suo silenzio non equivale a un vuoto interiore, ma ad una fede limpidissima. Giuseppe e Maria si nutrono insieme della Parola di Dio e la rileggono nella “carne” di Gesù. Apparentemente marginale, in seconda linea, Giuseppe rappresenta invece un tassello centrale nella storia della salvezza. Vive il suo ruolo senza mai volersi impadronire della scena. Come padre designato, non ha mancato di comunicare a Gesù oltre al lavoro di artigiano, la sua solida spiritualità, e con essa le tradizioni di Israele. Non realizzerà i propri progetti, ma per avere dato fiducia a Dio, il suo nome verrà scritto a caratteri d’oro nella storia della salvezza. Facciamoci "contagiare" dal silenzio di san Giuseppe. Meno si ama l’ascolto della voce di Dio e il raccoglimento, più se ne avrebbe bisogno. Tantissimi auguri a tutti i papà e preghiere speciali per loro: san Giuseppe, uomo della presenza discreta quotidiana, ci insegni l’amore fedele dei gesti. Si può diventare santo e grande anche in poco tempo. Imitiamo le virtù di san Giuseppe: l'obbedienza a Dio (v.24), la sua sincerità e onestà, la sua disponibilità a collaborare al progetto di salvezza (vv. 20-21), la sua premura amorosa e la sua discrezione (v. 19,  e il suo silenzio. Buona festa a tutti quelli che portano il nome di Giuseppe e Giuseppina,  e felice giornata.

20 - Buongiorno per tutto il giorno ; Lc 16, 19-31. Maledetto chi confida nell'uomo... allontanando il suo cuore dal Signore (Gr 17,5). Benedetto l'uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia (Gr 17,7). La ricchezza, l'egoismo e la superbia induriscono il cuore dell'uomo. Nel brano evangelico odierno, uno è ricco e può essere chiamato Epulone per evidenziarne i vizi (cfr. Lc 16,19); l’altro si chiama Lazzaro (v. 20-21), come l’amico di Gesù. Muore il povero ed è portato in cielo, muore il ricco e va all’inferno v. 22). Epulone non sarà condannato per il lusso o gli eccessi di gola, ma per l'indifferenza: non compirà un gesto, né darà un aiuto concreto al povero (v. 25). Il contrario dell'amore non è l'odio, ma l’insensibilità. È creativo l’amore, ma tutto ciò non conta per il ricco: infatti, tratta Lazzaro come un cane. Eppure la ricchezza dovrebbe essere usata con distacco, per aiutare gli altri. Dopo la morte, il povero è in alto, il ricco in basso. La situazione viene rovesciata. Ai due estremi in questa vita, ai due estremi nell’altra. “Tra noi e voi c’è un abisso”, dice Abramo, quello già presente nella vita (cfr. v. 26). L’eternità inizia fin da ora; l'inferno è già qui, nutrito da scelte sbagliate, senza cuore. Il povero sta alla porta di casa e il ricco non usa gli occhi del cuore. Tre gesti sono assenti dalla sua vita: il vedere, il fermarsi e il toccare. Sono quelli del buon samaritano (cfr. Lc 10,33-35): il ricco si scava l’abisso e innalza attorno a sé un muro di solitudine. A volte non controlliamo il nostro comportamento.“Manda Lazzaro”, dice il ricco ad Abramo (vv. 27-28). Ma gli vien detto che non avrebbe avuto alcun effetto… hanno Mosè, i profeti, i poveri (v. 29). Dio parla tramite loro. Nella parabola Dio non è mai nominato. Ciò nonostante, Egli conta tutte le briciole date al povero… e ogni gesto di carità sarà caro a Dio (cfr. Mt 25,35-36). Chi ha orecchi intenda. Buona giornata.

21 - Buona giornata a tutti; Mt 21, 33-43.45. Dio si è scelto un popolo fra tanti altri. Osserva soddisfatto la sua vigna che ha piantato. L’ha circondata di cure (Mt 21,33), e ora è il tempo di raccolto (Mt 21,34). Non mancano aspettative dopo tanto lavoro di preparazione. La vigna del Signore è il popolo di Israele, popolo di Dio con il quale ha stretto una alleanza. La parabola gronda sangue per la violenza inaudita di alcuni coloni (cfr. Mt  21,35). Eppure Dio non si arrende. Rilancia inviando profeti (v. 36). Da ultimo pure il Figlio (v. 37). La vigna è il popolo di Israele. Custodi e ladri sono le autorità religiose. Pur di eliminare Gesù esse lo accusano di eresia. Il movente della violenza è l'interesse: tenersi il terreno e il raccolto (v.38). È la parte oscura di un egoismo senza fine. La fame di potere e di denaro sono all'origine di tutte le vendemmie insanguinate della terra. La nostra storia recente è segnata da prepotenze. È forte la tentazione di farsi spazio sempre e comunque. Non così per Gesù. Si parla infatti di nuovi vignaioli. La storia perenne di amore e di tradimenti dell’uomo con Dio non si conclude con la vendetta o il fallimento, ma con il lavoro di nuovi contadini. La Chiesa è madre e la madre non condanna. Dio salirà in croce per garantire la vita; sarà l’uomo semmai a darsi la morte con le proprie fughe. Ritorniamo a Dio. Buona giornata.

22 - Buona giornata a tutti e buon fine settimana; Lc 15, 1-3. 11-32. Un padre aveva due figli (Lc 15,11). Nella Bibbia i figli sono stati spesso causa di violenza e falsità: tra Caino e Abele, tra Ismaele e Isacco, tra Giacobbe ed Esaù. Il figlio minore della parabola se ne va dietro ai suoi sogni e il padre lo lascia partire: per lui la libertà dei figli è festa, pur se non manca l’apprensione. Il giovane inizia il viaggio della libertà, ma sperpera in fretta le sue sostanze” (Lc 15,12-13). Una illusione di felicità… Brusco risveglio a fare il guardiano dei porci (cfr. Lc 15,15). La fame lo riporta alla lucidità, alla dignità perduta, al ricordo del padre. Sente nostalgia di casa e decide di tornare, non più figlio, ma umile servo (cfr. Lc 15,15-17). Non cerca un padre, ma un buon padrone; non torna per senso di colpa, né per amore, ma perché muore di fame. A Dio però, non importa il motivo, gli basta che torni. Ulteriore passo. Il padre lo vede mentre è lontano sulla via del ritorno. Il ragazzo accampa qualche scusa, ma il padre ha fretta di abbracciarlo (Lc 15,20). Per lui perdere un figlio è un fallimento. Non ha figli da buttare, Dio. E lo mostra con gesti che sono materni e paterni insieme. È festa (Lc 15,22-23). Ma ecco una festa a metà. Il figlio, lavoratore ubbidiente, non capisce. In realtà, non ama le cose che fa… neanche il suo fratello. È mercenario. Il suo cuore è altrove: il padre riuscirà a farlo entrare? Dio è paziente. Felice giornata.

23 - Buongiorno e Buona domenica a tutti; Lc 13, 1-9. Il brano racconta due eventi delle persone morte in modo brutale. Gesù non si ferma a questi eventi. Il suo insegnamento punta sulla conversione. Senza la conversione, si perisce. Non c'è da illudersi. Bisogna cambiare vita, convertirsi sempre, altrimenti è la rovina totale. La vita è corta, effimera. Bisogna prepararsi bene per non lasciarsi sorprendere. Che colpa avevano la gente uccisa da Pilato? (Lc 13,1). E i diciotto morti per il crollo della torre di Siloe? (Lc 13,4). E quelli colpiti oggi dalle bombe nel mondo o da qualche malattia sono castigati da Dio? La risposta di Gesù è netta: non è Dio che fa cadere torri, non è la mano di Dio che provoca guerre, neanche sventure e lacrime. In Dio non c’è malizia. Egli non spreca la sua eternità a dare castighi; anzi, Dio lotta con noi contro ogni male; è il creatore e fa ripartire ovunque la vita. Gesù dice: “…se non vi convertite, perirete tutti” (Lc 13,3.5). Conversione è l'inversione di rotta della nave che, se va diritta, cozza contro gli scogli. È il mondo intero che deve cambiare direzione: nelle relazioni, nella politica, nella economia, nell’ecologia. Se no, sarà un auto-distruzione… Tutto è in stretta connessione: se la natura è avvelenata, muore anche l'umanità. L'estinzione di una specie equivale alla mutilazione di tutti. Lo dobbiamo capire si o no? Alla cronaca del brano, sentiamo la parabola del fico improduttivo (Mt 4,6-9). Tra il padre e il Figlio che è paragonato al servo contadino, si instaura un rapporto di intercessione per l'umanità arida e indifferente. Qui, possiamo puntare su due concetti chiavi che ci portano alla speranza: Fiducia e Attesa. Si potrebbe intuire la conclusione di Gesù: Amatevi, altrimenti vi distruggete da soli. Con la primavera, facciamo sbocciare una nuova vita, quella della conversione. Felice domenica.

24 - Buongiorno a tutti e buon inizio settimana; Lc 4, 24-30. Gesù torna a Nazaret e riceve fischi anziché applausi, capta curiosità, ma cuori sprangati. L’ostilità dei suoi compaesani gli farà dire: “nessun profeta è ben accetto in patria” (Lc 4,24). Le qualità riconosciute altrove gli vengono messe in dubbio nel luogo dove ha vissuto per quasi trent’anni. Orgoglio e gelosia la fan da padroni. Gesù ricorda loro due miracoli avvenuti su stranieri: Naaman, siriano, guarito dalla lebbra da Eliseo (Lc 4,27) e una vedova fenicia salvata dalla fame da Elia in tempo di carestia (Lc 4,25-26). Quanti profeti inviati ad Israele lungo i secoli non han trovato accoglienza, o sono stati ammazzati perché ritenuti teste calde o sobillatori. Il profeta Geremia, vissuto sei secoli prima di Gesù, era stato condannato a morire nel fango di una cisterna perché denunciava l’idolatria dei capi. Pure il momento presente riceve tanti segni, ma non li sa riconoscere: “l’essenziale è invisibile agli occhi”, recita “il piccolo principe”. Oggi, non manca chi cerca di buttare Dio giù dal precipizio come provarono con Gesù a Nazaret. Senza umiltà non si va oltre il proprio orto. Impariamo da Gesù a passare in mezzo alle critiche lanciate talvolta dagli stessi fratelli di fede e vogliamo proseguire senza tentennamenti (cfr. Lc 4,30). È importante proseguire il cammino. Buona giornata.

25 - Buongiorno per tutto il giorno. Oggi è la solennità dell'ANNUNCIZIONE DEL SIGNORE; Lc 1, 26-38. “Dio si è fatto carne” (Cfr. Gv 1,14). Se non avessimo fatto l’abitudine ad un evento tanto straordinario, faremmo salti di gioia davanti all'enormità di una tale notizia. L'incarnazione di Dio è l'ultima tappa di una serie di relazioni più o meno felici intrecciate tra Dio e l’umanità culminate nella morte e risurrezione di Gesù. Dio si è avvicinato all’umanità attraverso i propri portavoce - i profeti - in un dialogo a senso unico, e per lo più disatteso. Visti i magri risultati, Dio ha cambiato strategia: ha voluto vestire di carne umana il proprio Figlio attribuendo così piena dignità a ogni carne. Ha bussato al cuore di Maria perché il seme della Parola eterna cadesse in una “terra santa”, qual era il grembo di una ragazzina di Nazaret (cfr. Lc 1,26-27). Da sempre, Maria è stata amata. La prima parola dell'angelo a Maria è stata “kaire". Non un semplice “ciao”, ma un “apriti alla gioia” come una porta si apre alla luce del sole (cfr. Lc 1,28a). La seconda parola ha svelato il perché della gioia: “sei piena di grazia” (Lc 1,28b). Dio si è innamorato di te. Il tuo nome è: “amata da sempre e per sempre” (cfr. Lc 1,28c). In effetti, Maria è da sempre amata da Dio. Davanti a un messaggio che disturba, l'angelo rassicura con il "Non temere" (Lc 1,30) rivolto verso chi è scelto, chiamato. Segue la spiegazione della missione dell'Angelo a Maria (Lc 1,31-33). Per collaborare meglio, Maria vuole capire (Lc 1,34). L'angelo non può tornare a Dio senza risposta positiva (cfr. Is 55,10-11). Cerca di convincere (Lc 1,35-36). Maria si mette a disposizione del piano di Dio. Non si sottrae, ma si fida. Crede in Dio e nelle sue parole dette dall'angelo (Lc 1,38). La vocazione del cristiano è analoga a quella di Maria. Dio continua a dire: fammi spazio nel tuo cuore. Sii grembo di Dio e generalo al mondo. Buon onomastico alle Annunciata. Felice giornata

26 - Buongiorno a tutti; Mt 5, 17-19. Nel brano evangelico odierno, Gesù si presenta come il nuovo legislatore e proclama una legge superiore a quella di Mosè. È in piena sintonia con la tradizione religiosa di Israele, ma in discontinuità con alcune interpretazioni da cui intende liberarla per riagganciarla a Dio (Mt 5,17). Il Maestro ricorda ai Dottori della Legge che le opinioni, le letture e le consuetudini da loro codificate c’entrano ben poco con la Parola di Dio. Non manca pure oggi chi cerca di manipolare la Parola di Dio, di usarla in modo scorretto per finalità personali o addirittura per ottenerne vantaggi. Con penosa disinvoltura i Rabbini avevano aggiunto una foresta di regole superflue e impossibili da vivere. Contro di essi alza la voce Gesù. Non è un anarchico il Maestro, ma non vuole in alcun modo che il prezioso tesoro della Parola di Dio sia annacquato da interpretazioni umane. Anche nelle nostre chiese c’è da fare pulizia: come per esempio porte da riaprire, usanze ritenute più importanti del Vangelo e dell’Eucaristia. Gesù indica un percorso di liberazione e semplificazione, centrato su Dio cui va dato il primato e l’ascolto che merita la sua Parola. Serve rimettere ordine nel proprio cuore e nella Chiesa, liberarsi dalle basse maree, e alleggerirsi ogni giorno da penose zavorre. Non bastano le pulizie delle case o solo pulizie primaverili. Chi ha orecchi intenda. Buona giornata.

27 - Buongiorno a tutti; Lc 11,14-23. Il Signore scioglie i nodi e le lingue, fa discepoli della verità e aiuta ad entrare nel suo mistero di Grazia. È grave malattia la durezza di cuore. Gesù la sperimenta in chi, davanti all'evidenza dei miracoli, si arrampica sugli specchi per negarne la realtà. Quando manca la disponibilità del cuore, neppure i miracoli riescono a suscitare la fede. Il Vangelo incontra ovunque diffidenza. Gesù scaccia i demoni. Tuttavia, viene considerato loro complice e socio (Lc 11,15). Questa ostinazione esclude dalla comunione con Lui. I miracoli di Gesù sono dunque attribuiti all’opera del maligno, cosa contraddittoria oltre che ridicola. Il diavolo e l’orgoglio sono nemici del bene. L'evangelista Luca dice che l’indemoniato non era in grado di parlare, né, meno ancora, di entrare in relazione (cfr. Lc 11,14). Dipendeva in tutto dal maligno che lo irretiva. Lo spirito muto è uno spirito imbavagliato. Si illude che basti aprire la bocca per parlare. In realtà la sua è solo comunicazione di facciata. Il demonio è astuto: mai è scacciato via del tutto, solo l'ultimo giorno lo sarà. Resta “accovacciato davanti alla porta” (Gen 4,7). Entrare in dialogo con lui è già perdere. Non c'è un discorso comune con lui. Gesù chiede di farsi compagni di viaggio di quanti non sono più in grado di comunicare con Dio perché prigionieri della loro presunzione (cfr. Lc 11,20). Buona e felice giornata.

28 - Buongiorno per tutto il giorno; Mc 12, 28-33. A chi chiede quale sia il primo comandamento (Mc 12,28), Gesù risponde con i "Shema Israele", la professione di fede del popolo ebraico. Unifica tutta la legge nell'unico precetto dell'amore verso Dio e il prossimo (Mc 12,29-31). Lo scriba che interroga Gesù è ben preparato, ma in lui e nelle sue parole, non c’è né passione, né affetto. Ha fatto della fede un semplice e arido esercizio intellettuale. Gesù lo spiazza. Non parla di comandamenti, ma dell’unico verbo che muove il mondo: “AMARE”. Il mondo durerà finché sulla terra ci sarà l'amore. “Amerai”, dice Gesù. È un verbo al futuro, perché è un’azione mai conclusa. Non è un obbligo, ma un respiro, una necessità per vivere. Cosa farai domani per essere vivo? Amerai. Cosa farai l’anno prossimo? Amerai l’umanità e la storia.  Solo questo vale: se vuoi continuare a vivere, Ama. Gesù crede nell’amore come motore del mondo. Come lui, i cristiani credono non a una serie di dottrine, ma all’amore (cf 1Gv 4,16). L’amore è la forza rigenerante della storia. Amare Dio con tutto il “cuore” significa riservare a lui tutto il cuore, senza aree fuori limiti. E resterà tanto cuore per amare il marito, i figli, la sposa, i poveri. Dio non ruba l'amore, ma lo moltiplica. Ama con tutta la “mente”, cioè l’amore vede oltre; se ami, entrerai nel profondo. Ama, poi, con tutte le “forze” perché l’amore sposta le montagne (cfr. Mc 12,32-33). Però, comincia dall’amare te stesso, accettati per quello che sei, sii positivo ed ottimista; così avrai la forza di amare ancora; seminerai gioia e fiducia. Felice giornata.

29 - Buongiorno e Buona domenica a tutti; Lc 13, 1-9. Il brano raconta due eventi delle persone morte in modo brutale. Gesù non si ferma a questi eventi. Il suo insegnamento punta sulla conversione. Senza la conversione, si perisce. Non c'è da illudersi. Bisogna cambiare vita, convertirsi sempre, altrimenti è la rovina totale. La vita è corta, effimera. Bisogna prepararsi bene per non lasciarsi sorprendere. Che colpa avevano la gente uccisa da Pilato? (Lc 13,1). E i diciotto morti per il crollo della torre di Siloe? (Lc 13,4). E quelli colpiti oggi dalle bombe nel mondo o da qualche malattia sono castigati da Dio? La risposta di Gesù è netta: non è Dio che fa cadere torri, non è la mano di Dio che provoca guerre, neanche sventure e lacrime. In Dio non c’è malizia. Egli non spreca la sua eternità a dare castighi; anzi, Dio lotta con noi contro ogni male; è il creatore e fa ripartire ovunque la vita. Gesù dice: “…se non vi convertite, perirete tutti” (Lc 13,3.5). Conversione è l'inversione di rotta della nave che, se va diritta, cozza contro gli scogli. È il mondo intero che deve cambiare direzione: nelle relazioni, nella politica, nella economia, nell’ecologia. Se no, sarà un auto-distruzione… Tutto è in stretta connessione: se la natura è avvelenata, muore anche l'umanità. L'estinzione di una specie equivale alla mutilazione di tutti. Lo dobbiamo capire si o no? Alla cronaca del brano, sentiamo la parabola del fico improduttivo (Mt 4,6-9). Tra il padre e il Figlio che è paragonato al servo contadino, si instaura un rapporto di intercessione per l'umanità arida e indifferente. Qui, possiamo puntare su due concetti chiavi che ci portano alla speranza: Fiducia e Attesa. Si potrebbe intuire la conclusione di Gesù: Amatevi, altrimenti vi distruggete da soli. Con la primavera, facciamo sbocciare una nuova vita, quella della conversione. Felice domenica.

30 - Buongiorno nel giorno del Signore; Lc 15, 1-3. 11-32. Nella bellissima parabola detta del Padre misericordioso e altrove del figlio prodigo, abbiamo una luce per la vita. Il Padre aveva due figli che erano tutti come perduti. Vivevano da mercenari e pretendevano di avere solo dei diritti. Nella Bibbia i figli sono stati spesso causa di violenza e falsità: tra Caino e Abele, tra Ismaele e Isacco, tra Giacobbe ed Esaù. Nella parabola evangelica odierna, il figlio minore se ne va dietro ai suoi sogni e il padre lo lascia partire (Lc 15,13a). Per Lui, la libertà dei figli è festa, pur se non manca l’apprensione. Il giovane inizia il viaggio della libertà, ma sperpera in fretta le sue sostanze” (Lc 15,13b). Ha trovato una illusione di felicità. La fame lo riporta a lucidità, alla dignità perduta, al ricordo del padre. Sente nostalgia di casa e decide di tornare, non più un figlio, ma come umile servo. Non torna per amore, ma perché muore di fame. Al Padre però, non importa il motivo, gli basta che torni. Il Padre aveva un pensiero del suo figlio. L'aspettava sempre e non si dava pace. Lo vede mentre è ancora lontano sulla via del ritorno. Il ragazzo accampa qualche scusa, ma il padre ha fretta di abbracciarlo. Per Lui perdere un figlio è un fallimento. Dio non ha figli da buttare. Lo mostra con gesti materni e paterni insieme. Per Lui, è festa. Ma ecco una festa a metà. Il figlio maggiore, lavoratore e ubbidiente, non capisce. In realtà, non ama le cose che fa né la casa paterna. Il suo cuore è altrove: il padre riuscirà a farlo entrare in casa per gioire con Lui? Non è detto. In questo tempo di quaresima, il Dio della speranza ci chiama alla conversione, ad accettare e accogliere gli altri anche se sono peccatori, però desiderosi di vivere e camminare con noi. Il nostro Dio è il Dio della vita e perdona sempre. Ci inserisce di nuovo nella sua casa perché lì abbiamo un posto sicuro. Rendiamo grazie a Dio per la sua bontà. Buona e felice domenica.

31 - Buongiorno e buon inizio settimana a tutti; Gv 4, 43-54. Dopo l’acqua cambiata in vino per gli sposi (cfr. Gv 2,1-10), Gesù opera un altro miracolo a Cana. C’è un bimbo malato e Gesù, il Signore della vita, interviene (cfr. Gv 4,46b-50a). Nel racconto evangelico odierno, siamo alla scuola della Fede. Gesù opera miracoli in chi ha la fede. Per Lui, la distanza per compiere il miracolo non conta (cfr. Gv 4,50-51). Nel brano odierno, il piccolo è grave. Cosa non farebbe per lui un padre? Percorre tanti chilometri a piedi per salire da Cafarnao fino a Cana dove si trova Gesù.  Il padre è un funzionario potente e ricco, al servizio del re Erode Antipa, ma impotente davanti al dolore innocente. È confuso e triste, e corre fiducioso da Gesù (Gv 4,47). Non si arrende alla risposta brusca di Gesù: “se non vedete, non credete” (Gv 4,48). È vero, cerchiamo Dio per i suoi favori, ma altrimenti come si fa? Parola chiave del racconto è: “credere in Gesù”. Il miracolo parte dall’ irrobustire la sua fede di padre e la guarigione del figlio ne sarà la risposta. La parola di Gesù: “va... tuo figlio vive” (Gv 4,50-51) è sufficiente per lui. Torna a casa anche se Gesù non lo seguirà. Va fiducioso perché sa che Gesù mantiene la parola. La sua fede diventerà la fede di tutta la famiglia (Gv 4,53). Noi pure siamo chiamati come quell’uomo a credere a una promessa impossibile: “tuo figlio vive...”, e partiamo sereni sulla sua Parola. Facciamo come Abramo. Al momento della morte, avrà solo una tomba per Sara e per sé. Eppure la sua Fede certa farà fiorire la “terra promessa” alla sua discendenza. Signore, aumenta la nostra fede. Buona giornata.

 

 

 

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