FEBBRAIO 

 

1 - [01/02/25, 09:08:34] GioBa: Buongiorno e buon fine settimana; Mc 4, 35-41.  È notte. La barca di Pietro sta per affondare e Gesù dorme a poppa sul cuscino (Mc 4,35.37-38a). Gesù calma il vento e acquieta la tempesta. Il mare burrascoso è simbolo del mondo agitato, ribelle e in disordine. Il mondo soffre per le guerre, le carestie e le malattie, e Dio dorme? Angosciati gli apostoli urlano: “non ti importa di noi? svegliati Gesù” (cfr Mc 4,38b). I salmi traboccano di queste grida di aiuto, ma pure Giobbe, Ester, Elia e Geremia. Vince la paura perché Dio non è percepito stabilmente con noi, ma solo come scialuppa di salvataggio. “Sempre sono con voi" (cfr. Mt 28,20) e "dentro la stessa barca" (Mc 4,40a). Guai se la religione si riduce a gestire le paure. In realtà, Dio non dorme, Dio è salvatore, ma non ci esenta dalla prova, né si sostituisce... Lui ci allena alla Fede (Mc 4,39-40b). La fede-bambina amerebbe i segni; non si accontenta di un Dio silenzioso. Vorrebbe che Dio gridasse all'uragano: “taci” e placasse subito le onde. Vorrei essere esentato dalla lotta, e invece Dio risponde dandomi forza, quanta ne serve per il primo colpo di remo; poi remerà Lui con me. "Non ti importa che moriamo?" (Mc 4,38b). La risposta sta nei gesti di Dio. Gli importa talmente da aver sacrificato il Figlio per me sul legno della croce (cfr. Gv. 3,16).

Nella traversata Dio c’è. Ci educa a vederlo con gli occhi della Fede perché si sottrarrà alla vista degli occhi, ma sarà vivo più di prima nell’eucaristia. Buon cammino e buona giornata.

2 - Buongiorno e buona domenica a tutti. Oggi è la festa della Presentazione del Signore al tempio di Gerusalemme. È la festa dell'incontro di Dio con il suo popolo, dell'incontro di un bambino con un anziano, Simeone, tra la profezia (Simeone e Anna) e la realtà, tra l'antico e il nuovo testamento. Nel racconto evangelico di Luca 2,22-40, l'attesa è ripagata. Simeone aspettava la consolazione di Israele. Ha visto la salvezza preparata ai popoli, Luce delle genti e gloria del popolo d’Israele. Anna, figlia di Fanuele, vedova avanzata in età, servendo Dio giorno e notte ha parlato del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. L'immagine di questo giorno è significativa. È la festa dell'incontro tra il Signore che entra nel suo tempio santo e la Chiesa-umanità che lo accoglie tra le braccia. L'offerta di Gesù compiuta nel tempio è preludio della sua offerta sulla Croce. Pensiamo oggi alla nostra purificazione il giorno del nostro battesimo, alla nostra consacrazione a Dio e alla lode da dare a Dio per i benefici del suo amore che ci manifesta ogni volta che si rivela a noi nel tempio attraverso la sua Parola, l'Eucarestia e la vita quotidiana. 

•  Celebriamo anche oggi la giornata nazionale per la difesa della vita. La vita è sacra. È una grande avventura verso la Luce, come diceva Paul Claudel. In questo tempo di violenza nel mondo dove la vita è sprecata, rovinata, disprezzata, spaccata in due e tagliata fuori dagli schemi della felicità, è bello ricordare a tutti che la vita è bella. Va rispettata dal suo concepimento fino alla sua fine. Difendiamo la vita. Facciamola sbocciare per assicurare all'umanità un futuro radioso. Trasmettiamo la vita perché solo così si verificherà il segno della nostra speranza. Felice domenica a tutti.

3 - Buongiorno e buon inizio settimana; Mc 5, 1-20.  Un uomo di Gerasa, sul lago di Galilea, è tormentato da uno spiritò “impuro” (Mc 5,1-2). È talmente vittima delle sue fissazioni da essere ormai ingovernabile (Mc 5,3-4). Vive fra i sepolcri - luoghi di morte - e si percuote con sassi accusandosi di ogni impurità (cfr. Mc 5,5), ma Dio accoglie il pentimento sincero, non l’autodistruzione. Quante creature conoscono la medesima frantumazione sul piano della corporeità e, senza riflettere, vivono il tormento tra impurità e incoerenza. Arriva Gesù e risana (Mc 5,8). Gioia immensa, ma non della gente, perché la salute di un uomo è stata pagata con la morte di 2000 maiali, caduti nel lago (cfr. Mc 5,11-13). Invitano dunque il Maestro ad andarsene (Mc 5,17): “vai via Gesù, noi vogliamo vivere tranquilli, con i nostri porci interessi”. È amaro mettere alla porta Dio anche solo con l’indifferenza. È quanto avviene quando come iconoclasti si prova ad eliminare ogni segno di Cielo sulla terra. Quanta solitudine quando si diventa orfani di Dio! Non siamo dei giganti, ma neppure dei nani. Impariamo a leggere la vita con gli occhi di Dio. Solo lui libera dal male che tenderebbe a frantumare. C’è chi crede che l’autostima venga dall’eliminare dalla vita la presenza del Creatore, ma Dio non toglie ai suoi figli la gioia. Semmai la rende eterna. E questo è bello per prendere coscienza di non cacciare mai Dio dalla nostra vita. Invitiamolo a rimanere con noi e lui toglierà tutto quello che ci tormenta e non ci fa' andare avanti. Anzi, una volta liberati, Gesù ci manderà come missionario (Mc 5,19-20).

Oggi è anche la memoria di San Biagio a cui sono attribuite le guarigioni, soprattutto il male di gola. Per sua intercessione, che Dio allontani da noi ogni male e ci dia la salute nel tempo presente. Buona giornata.

4 - Buongiorno per tutto il giorno; Mc 5, 21-43.  Oggi il Signore ci fa capire come Lui può agire nella nostra vita, guarendo e ridando Speranza e Fiducia a chi in molti modi è stato provato. Nel brano evangelico di Mc 5,21-43, Gesù guarisce entrando in relazione. Va incontro a due dolori: quello di una ragazzina morta nel fiore degli anni e quello di una donna che ha perdite di sangue da dodici anni. Dodici - e i suoi multipli - nel linguaggio biblico, è il numero della pienezza: sono 12 le tribù d’Israele, 12 i figli di Giacobbe, 12 gli apostoli, 72 i discepoli, 24 i vegliardi dell’Apocalisse, 144 milla i segnati con il sigillo dell'Apocalisse. Marco, con grande abilità, interseca i due racconti della emorroissa e della morte della ragazzina, e ci stimola. Chi è morto davvero nel racconto? Non la donna oberata dai sensi di colpa: perdere sangue vuol dire dimorare in uno stato di perenne impurità rituale, non avere relazioni, né abbracci. Non la ragazza che mette fine inaspettatamente alla storia della propria esistenza pur essendo arrivata soltanto ai suoi primi tornanti. Sono morti, invece, coloro che hanno fatto delle “norme” un insormontabile ostacolo, e che vivono curvi, imbalsamati e incapaci di regalare amore. Si. Questi sono veramente morti. Quanta energia e vigore escono da Gesù solo se gli si toccasse l’orlo del mantello (cfr. Mc 3,10). Non basta stargli gomito a gomito. Lo tocca e abbraccia soltanto il cuore che ama. Non serve vivere a lungo per avere una vita significativa. Quanti camminano sulla terra, morti dentro e incapaci di respirare eternità. Signore, facci rivivere. Buona giornata.

5 - Buongiorno; Mc 6, 1-6. In questo brano, Gesù fa tappa a Nazaret, felice di respirare aria di casa (Mc 6,1) - vede la Madre - ma l’incantesimo dura poco, rotto dall'incredulità dei compaesani (Mc 6,3). È sempre l'incredulità il grande ostacolo alla salvezza, all'efficacia della presenza e dell'opera di Gesù. Gli schemi e le aspettative dei compaesani di Gesù non collimano con la sua missione (cfr. Mc 6,6). Nazaret cerca miracoli e visibilità dato che vive in Galilea, periferia del mondo. Gesù non si lascia soggiogare. Ben altre sono le ragioni che lo hanno portato sulla terra: manifestare Dio nella povertà, umiltà e obbedienza. Dirà Giovanni: “venne tra i suoi e non l’hanno accolto” (Gv 1, 11). Il rifiuto di accontentare il palato e la presunzione della sua gente trasformerà i timidi applausi iniziali in fischi sonori. Credono che l’inviato di Dio debba avere i tratti della potenza e della straordinarietà. Gesù preferisce, invece, le vie della sobrietà e dell’umiltà. Così, il loro orgoglio e durezza di cuore chiudono la porta al Messia. Simile ateismo sottile, frutto di presunzione, invade oggi la coscienza dei cristiani. La miopia è un peccato che non aiuta a vedere oltre il banale. E così tra la gente di Nazaret e tra molti fedeli d’Occidente vincono pretesa e arroganza. Riconoscono il falegname (v.3), ma non sono in grado di andare oltre. Anche un falegname può essere profeta. Passa Dio e perdono una bella occasione della vita (vv.4-5). In ciò che Gesù fa' si rivela tutto il realismo di Dio che si fa uomo. Apri i nostri occhi Signore alle meraviglie del tuo amore. Sant'Agata, Vergine e martire, prega per noi. Buona giornata.

6 - Buongiorno per tutto il giorno ; Mc 6, 7-13.  “…chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due”. La missione dei dodici è fondamentalmente caratterizzata dalla povertà come segno di totale dedizione a Gesù Cristo che li manda e al messaggio da predicare: la conversione, la fine del dominio del demonio, la guarigione degli infermi (Mc 6,12-13). Ogni volta che Dio chiama è per una missione (Mc 6,7). Lo ha fatto con Abramo, con il popolo di Israele, con il profeta Giona, con gli apostoli, lo fa anche con noi. Viene a stanarci da una vita accartocciata. Fa respirare aria pulita, dà sapore e senso alla vita portando a scoprire strade e alte vie mai esplorate. Invita a diventare discepoli del Vangelo, non di se stessi; a farsi cassa di risonanza del Maestro di Nazaret venuto a curare lo spirito e il corpo. Non si appoggerà su roboanti strutture organizzative, ma sull'efficacia interna alla Parola stessa: Dio cerca il cuore, non le opere umane. Occorrerà poi mettere in conto qualche fallimento: davanti al rifiuto, non si dovranno nutrire sentimenti di vendetta, ma si andrà a bussare ad altre porte (Mc 6,11). Viene chiesto di seminare, non di raccogliere. Altri lo faranno. Lo stile sarà la leggerezza: né pane, né sacca, né denaro (Mc 6,8-9). Gesù ci vuole nomadi dentro. Non c’è niente da conquistare, ma c’è solo da offrire. Si converte con la nuda potenza del Vangelo e l’attrazione della vita. C’è bisogno di donne e uomini capaci di entrare in comunione con le persone, di guarirle in profondità non in superficie. A noi, discepoli, il compito di farci sua trasparenza. Felice giornata.

7 - Buongiorno a tutti; Mc 6, 14-29.  “...la guardia andò, lo decapitò in prigione” (Mc 6,27). Così è stato ucciso Giovanni Battista, schiacciato da un re burattino che non voleva sfigurare davanti ai commensali per una promessa sulla pelle altrui (Mc 6,26b). Giovanni è un gigante ucciso da una formica. Erode Antipa, pavido e lussurioso che, pur ascoltando volentieri il Battista (Mc 6,20), non sa convertirsi. Fragile tiranno che non prende posizione davanti al subdolo strapotere della sua amante, infastidita dalla franchezza di un profeta scomodo (Mc 6,18-19). Così viene ucciso un grande, per opera di un fantoccio di cui non resterebbe traccia nella storia, se non avesse fatto fuori il più grande fra i profeti (cfr. Mt 11,11). Giovanni aveva un compito: preparare la strada al Messia. E lo aveva svolto con passione, con coerenza e convinzione (Mc 1,2-8; Lc 3,4-6). Fino quasi a vacillare sulla fede, scosso com'era stato dalla logica di Dio che manda sulla terra un Messia tanto umile e compassionevole. Grande Giovanni, che sa mettersi in discussione fino in fondo, perfino dal carcere, mentre cerca una risposta al suo inquieto vagare. Immenso profeta che ha saputo attrarre nel deserto, folle assetate di Verità. Sia luce a noi e a quanti soffrono ingiustizia e violenza nel mondo odierno. Buona giornata a tutti.

8 - Buongiorno e buon fine settimana ; Mc 6, 30-34.  Nel Vangelo odierno, Gesù si preoccupa del riposo dei suoi discepoli e ha compassione per la folla. Dice ai discepoli: “Venite in disparte, in un luogo deserto, e riposatevi un po’”. È un riposo fisico, ma anche spirituale. Sono partiti in missione a due a due (cfr. Mc 6,7.12-13) e tornano carichi di emozioni. Gesù fa miracoli grazie a loro, ma tutta quella gente non li lascia né mangiare né dormire (cfr. Mc 6,30.31b). Gesù vede lontano. Il successo non lo esalta, l’insuccesso non lo deprime: è solo la superficie agitata delle onde del mare, non la sua corrente profonda. E allora cerca di riportare i suoi all’essenziale: “riposatevi un po’” (Mc 6,31). Parole belle che pochi ci donano un miracolo. Soltanto Gesù ha cuore per gli amici. C'è tanto da annunciare, tanto da guarire. Israele è pieno di vedove di Nain che piangono figli morti, e di pietre pronte a lapidare le fragilità di adultere. Gesù, invece di lanciare i discepoli dentro il frullatore dell'apostolato, li porta con sé, in disparte. Pare una cosa banale, una perdita di tempo; invece è una grazia. A Lui interessa ciò che sei, non ciò che fai. Non chiede ai discepoli di pregare di più, ma di prendersi del tempo per “essere” di più. Gesù li vuole felici. C'è un tempo per agire e un tempo per ritrovare i motivi del fare. Se vuoi fare bene tutte le cose, ogni tanto smetti di farle, diceva Sant’Ambrogio. La terra promessa più che un luogo è un tempo in cui Dio parla al cuore, attira a sé fino a lasciarsi mangiare. Felice giornata.

9 - Buongiorno nel giorno del Signore ; Lc 5, 1-11. Prima che sopraggiunge Gesù, la pesca è laboriosa e scarsa. Con Lui, i pesci si danno convegno nelle reti. Nel passo qui sopra che racconta la vocazione dei primi discepoli, abbiamo due protagonisti: Gesù che alnnuncia il suo messaggio e un gruppo di lavoratori affaticati e scoraggiati per le difficoltà della vita. Gesù appare; è la soluzione. Pietro lo scoprirà dopo questa sua affermazione: “...Sulla tua parola, getterò le reti” (Lc 5,5b). I lavoratori avevano un lavoro e la salute, una casa, una famiglia, la fede nel Dio di Abramo.  Insomma, avevano tutto il necessario per vivere, eppure qualcosa mancava. Sapevano a memoria le rotte del lago, avevano imparato perfino a rincorrere i pesci, ma mancava loro il futuro (cfr. Lc 5,2). È Gesù a indicarlo a ciascuno di loro. Sentivano nel cuore il richiamo di una vita non banale, dal respiro più profondo. E Gesù offrirà loro un altro mondo possibile, un'altra navigazione. Saranno pescatori di uomini (cfr. Lc 5,10b). Li tireranno fuori dal fondo del mare dove credevano di vivere e mostrerà loro di esser fatti per altro respiro e altra luce. Gesù si rivolge a Simone e lo prega di scostarsi dalla riva del lago; glielo chiede per favore (cfr. Lc 5,3). Lui, il Signore, non si impone, ma bussa ad ogni porta. Lo invita a gettare le reti: Simone avrebbe preferito tornare a riva e riposare, ma qualcosa gli fa dire: mi fido, sulla tua parola getterò le reti (cfr. Lc 5,5b). Pietro ci sta perché si sente amato. Non temere, “tu sarai” (cfr. Lc 5,10b). Gesù vede oltre il grigiore quotidiano, oltre gli inverni. E le reti si riempiono. Simone è stordito: “allontanati, sono un peccatore” (Lc 5,8). Gesù non nega la sua fragilità, ma non si lascia impressionare. Per Pietro è un nuovo inizio. E per noi, illuminati, un nuovo cammino per la vita. Felice domenica.

10 - Buongiorno e buon inizio settimana; Mc 6, 53-56. Questo brano mostra Gesù in contatto con la sofferenza umana. Guarisce gli infermi. Leva così le infermità dell'uomo. La forza risanatrice agisce anche solo attraverso il suo mantello. Gesù è di casa in Galilea. A precederlo è la pubblicità di tanti che hanno goduto delle sue guarigioni (cfr. Mc  6,54) nonostante che egli avesse cercato di tenere dappertutto un basso profilo, il silenzio. La gente ha capito il segreto: basta sfiorare il suo mantello che guarisce, dice Marco (Mc 6,56). La fede è “toccare” Gesù, ma con il cuore, non con le mani. Magari alcuni confondono il Maestro con un santone, ma per ora a lui va bene così: il suo intento è far vedere che il Regno di Dio porta guarigione (vv. 55-56). Quel mantello, tessuto dalle mani di Maria, per proteggere il Figlio dai venti freddi del nord, diventa il segreto e la chiave della felicità. Non è proprio cristallina la fede di quella povera gente di Galilea, ma Gesù ne conta le lacrime e le vuole detergere. Chi di noi non è stato sfiorato da quel mantello? e più di una volta? una parola del Vangelo, una confessione liberante han permesso di ricominciare. Continua a passare il Signore Gesù e a sfiorare singoli e popoli con il suo mantello. Ma pare dica oggi: non cercatemi solo per i prodigi del corpo. Più gli si consente di andare in profondità, più risana; più può tagliare, più darà vita. “…fa la piaga e la fascia, ferisce e la sua mano guarisce” (Gb 5,18). "Un grande profeta è sorto tra noi, e Dio ha visitato il suo popolo" (Lc 7,16). Buona giornata.

11 - Buongiorno a tutti ; Mc 7, 1-13. Doveva succedere, prima o poi. Fino a quando Gesù era un fenomeno da baraccone innocuo, si poteva stare alla finestra ad osservare senza preoccuparsene troppo. Ma ora che Gesù comincia a minare i capisaldi della tradizione religiosa sorretto dalla sua autorità morale, le cose cambiano radicalmente. In realtà Gesù non mette in discussione alcun caposaldo della fede di Israele, ma i nodi e i vincoli imposti dai Farisei, l'esteriorità. Erano oltre seicento precetti che ben poco avevano a che vedere con la Fede ma che i Farisei avevano imposto come forma di oppressione. Gesù contesta duramente quei precetti che nei secoli si erano aggiunti ai Comandamenti dati da Dio a Mosè sul Sinai. Misure cervellotiche e impossibili. Gesù non ci sta e chiarisce. Svela le loro piccinerie e li ridicolizza. Attenti a non soffocare la legge dell'Amore con precetti soltanto umani (cfr. Mc 7,8-9.13). Niente intristisce Gesù quanto l’ipocrisia, soprattutto di chi pensa di essere in regola con la legge di Dio, e si permette di opprimere chi è nel bisogno. Il brano del Vangelo calza con la stagione che attraversiamo che ha il culto dell’apparenza: fingere con gli altri è sciocco, ma con se stessi è ancora più ridicolo. Convertici Signore. Aiutaci a non curare l'apparenza (cfr. Mc 7,6b), ma ad essere autentici testimoni di Cristo. Felice giornata.

12 - Buongiorno; Mc 7, 14-23. Scribi e Farisei avevano creato un elenco di cibi proibiti, nato in un contesto di igiene, ma occasione per dividere il mondo in “buoni e cattivi”. Gesù, con una invidiabile libertà interiore, mette tutto a soqquadro e dice che non c'è nulla di esterno all’uomo che possa insudiciarne il cuore (Mc 7,15.20). Non era simpatico ai Dottori della Legge un tale Maestro. La sua pretesa di mettere in discussione le loro tradizioni gli attirano fischi e malumori. Gesù invita a distinguere le cose essenziali da quelle accessorie. Mettere tutto sullo stesso piano ingessa la Fede fino a spegnerla. Purezza o impurità vengono dal cuore umano, non dalle cose (cfr. Mc 7,21-22). Occorre vigilare sui pensieri e i comportamenti per mantenere un cuore luminoso. Il pericolo è di vivere una Fede fatta di esteriorità, di formule espresse solo con le labbra (cfr. Mc 7,6). Occorre scendere nei piani inferiori di casa e fare ordine. “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me” (Mt 15,8). Si torni alla religione del cuore. Che la Fede non si impantani nelle sabbie mobili delle prescrizioni poste davanti alla norma basilare dell'amore di Dio e del prossimo. Buona giornata.

13 - Buongiorno per tutto il giorno; Mc 7, 24-30. Un miracolo oltre i confini di Israele è compiuto. La donna che chiede aiuto a Gesù è siro-fenicia, un popolo di nemici. È pure di lingua greca (Mc 7,26a), dunque pagana. Per la sua grande fede, ottiene la guarigione e la liberazione dal male di sua figlia. Gesù inizialmente si sottrae: “non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini” (Mc 7,27b). I non-ebrei erano equiparati ad esseri di grado inferiore. La donna non si offende. Anzi, sembra dire: Signore, fai con le briciole un miracolo anche per noi, gli ultimi, i cuccioli. Gesù si commuove per tanta umiltà. La donna è convinta che pure i lontani siano cari a Dio e che non esistano figli di serie A e di serie B. Una fede cristallina la sua, anche se non codificata (cfr. Mc 7,28). Lei invocava altri dei, ma ha Fede in Gesù. In lei si rivelerà la tenerezza di Dio che ha a cuore ogni lacrima da qualsiasi volto stia sgorgando. Non ha la conoscenza dei Dottori della Legge, ma ha la Fede delle madri che soffrono nella propria carne: esse conoscono Dio dal di dentro. È proprio così. Lei avverte che davanti a Dio è cosa sacra il dolore, non certo la razza o l’appartenenza religiosa. Sente che non c’è differenza tra sua figlia ed altre creature. E così una pagana «converte Gesù» (cfr. Mc 7,29), venuto a salvare tutti i popoli. Questa certezza rassicura. Nessuno è escluso dal suo amore, meno che meno i cuccioli, i poveri del mondo. Radiosa giornata.

14 - Buona giornata a tutti; Lc 10, 1-9. Oggi celebriamo la memoria dei santi Cirillo, monaco e Metodio, vescovo, patroni d'Europa. Hanno evangelizzato i popoli slavi nel rispetto della loro cultura. Praticando l'inculturazione, ha tradotto la Sacra Scrittura e i testi della liturgia. Modelli per i missionari di tutti i tempi, lodiamo Dio per la loro vita vissuta nel nono secolo dopo Cristo. Nel vangelo odierno, Gesù affida alla chiesa il suo “sogno”. Non è sfida per pochi esperti, ma impegno di tutti i credenti, chiamati tutti ad offrire al mondo il Vangelo. Non solo ai 12, ma a 72 discepoli (cfr. Lc 10,1-9). Luca è l’unico a sottolineare che l’intero popolo di Dio è inviato al mondo. La chiesa è per natura missionaria. Si respira un clima di famiglia. Vanno a due a due (Lc 10,1). Ciò che annunceranno sarà credibile soltanto perché avvallato e confermato da un fratello. Nessun protagonismo nella chiesa, nessun solista, ma armonia di voci e gioco di squadra, per accogliere chiunque sia pronto a varcare  la soglia del Regno. La missione è più grande di noi, più vasta, abbatte muri, abbraccia popoli e culture, lingue e razze; è una perenne Pentecoste. Sgorga dal Padre, e a lui fa ritorno. Guai a sentirsi indispensabili e insostituibili. La Fede non ci appartiene. Semmai sarà il contrario. La missione, dunque, è affare e opera di Dio: trova alimento nella preghiera intensa, e alla preghiera va sempre riportata. Il Signore invia i discepoli con lo stile della povertà (Lc 10,4) e un messaggio ad annunciare in modo urgente (cfr. Lc 10,9). Il buon Pastore fu circondato da lupi, e sacrificò la vita per tutti. Non si meravigli dunque il discepolo se incontrerà qua e là prove e contrarietà (cfr. Lc 10,3). Con Dio, le difficoltà e i pericoli si superano. Buona giornata.

15 - Buongiorno e buon fine settimana; Mc 8, 1-10. La folla è stremata dalla fatica perché da tre giorni segue Gesù ininterrottamente. In loro la fame di Dio è forte almeno quanto la fame di pane (cfr. Mc 8,1-2). Gesù li osserva con pena: per lui vedere e amare coincidono. È toccato dal dolore umano (cfr. Mc 8,2a). Ogni lacrima di un innocente è lacrima di Dio; quella, poi, di un piccolo è ferita profonda. Verso sera gli si avvicinano i discepoli a dirgli: “...congedali perché vadano a comprarsi da mangiare” (Mt 14,15). La risposta di Gesù ribalta ogni logica umana. “Date voi stessi da mangiare” (Mt 14,16). Coinvolge i suoi in un'impresa. Vincerà la fiducia in Gesù: e i Dodici saranno i collaboratori di Dio nello sfamare il mondo.  Gesù prese i pani e i pesci che avevano trovato, li benedisse, li diede ai discepoli ed essi alla folla (cfr. Mt 14,19; Mc 8,5-7). Miracolo è passare il pane di mano in mano: dai discepoli a Gesù, alla folla. La religione non si esaurisce in incensi e candele, né esiste solo per preparare le anime per il cielo: Dio vuole felici i suoi figli anche sulla terra. Diventa amaro solo il pane che si decide di trattenere. Ogni miracolo parte dal cuore di chi vede la fame di chi gli sta intorno e decide di agire. Il miracolo è accorgersi del bisogno del vicino e venirgli incontro. Miracolo per eccellenza, però, sarà l’Eucaristia. Ma perché essa nutra, servirà aver “fame” di Dio. E come fu per Elia, quel pane farà camminare fino al monte santo (cfr. 1Re 17,13-16). Buona e felice giornata.

16 - Buona e felice domenica a tutti; Lc 6, 17.20-26. Non è da Dio l’uso del termine “guai”. Ma quel guai non è una minaccia. Guai a te se metti le dita nella presa della corrente; è un atto d’amore. È un avvertimento per un piccolo che non conosce i rischi legati all’alta tensione di andare incontro a spiacevoli incidenti. È in questa prospettiva che vanno interpretati i “guai” di Gesù nel Vangelo di Luca (Lc 6,24-26a). Un testo diverso dall’evangelista Matteo che parla solo di beati (Mt 5,3-11). Dunque due le interpretazioni delle beatitudini di Gesù, due letture complementari che permettono di capire in modo più profondo il messaggio. Ecco le parole di Gesù nel brano di oggi: «Guai a voi ricchi… a voi che ora siete sazi… a voi che ora ridete… e quando tutti diranno bene di voi. Allo stesso modo agivano i loro padri con i falsi profeti» (cfr. Lc 6,24-26). Verrebbe da chiedersi: cosa c’è di male nell’essere ricchi, o nell’essere sazi, lieti e stimati? non c’è nulla di male di per sé. Ma - dice Gesù - vi si possono nascondere delle trappole mortali quando il benessere, i comodi, la ricerca del primo posto diventano degli idoli come succede oggi. Guai se tali obiettivi soffocano e uccidono il prossimo… Ciò che in sé non è un male finisce per calpestare e umiliare il “fratello” che mi vive accanto. E qui bisogna riflettere e comportarsi sempre da vero discepolo. Buona domenica.

17 - Buongiorno e buon inizio settimana a tutti; Mc 8, 11-13. Dei segni per credere. Quanti segni servono ancora per credere? (Cfr. Mc 8,11). Gesù ha appena sfamato 4000 capifamiglia facendo uso di pochissimi pani e pesci. Più di così! Non si può chiudere gli occhi. E prima muti e sordi, ciechi e storpi, lebbrosi e indemoniati urlano a tutti la loro guarigione ritrovata. Ma pare non bastare per la gente. È insaziabile la fame di prove. Non minori conferme vengono richieste nella vita di coppia e nelle relazioni di amicizia. Per non parlare poi delle garanzie nella vita economica. Di quanti altri segni c’è ancora bisogno? Come se Dio dovesse apporre la firma dappertutto; come se dovesse esaudire tutti i desideri, pure futili e inutili. Gesù è sotto esame, e resta perennemente sul banco degli imputati. Così non sboccia l’amore. Prove e controprove sono l’inverno della fiducia. I segni sono come la rugiada, un dono del Cielo; non vanno esigiti, ma accolti. Tuttavia Dio pure meriterebbe avere dei segni di amore da parte dei propri figli. È l’amore la risposta all’amore, non il dubbio o la diffidenza. La scarsa memoria, poi, dei benefici ricevuti rattrista Dio (cfr. Mc 8,12). È segno di incredulità. Eppure Dio ha riempito il mondo di segni. Quelli più grandi sono invisibili agli occhi. Per accedere veramente ai segni di Dio, bisogna avere una disposizione interiore. Solo chi ama li vede. Rimane al buio chi ha il cuore indurito dall’apatia. Buona giornata.

18 - Buongiorno a tutti; Mc 8, 14-21. Gesù richiama i suoi discepoli a interessi spirituali evitando a tutti i costi l'ipocrisia dei farisei. L’organizzazione del gruppo dei Dodici fa acqua. Hanno scordato di comprare il pane. Ne hanno uno soltanto e pure del giorno prima (cfr. Mc 8,14). Che fare? Sono con Gesù sulla barca in mezzo al lago e sono presi dal panico. Dimenticano che quello stesso Gesù ha più volte sfamato migliaia di persone. Gli apostoli “non lo vedono”. Il loro cuore è lontano. Non sono sintonizzati su di lui. Molto più mondani sono i loro pensieri e così si fa notte in loro. Volano talmente basso che quando Gesù parlerà del lievito penseranno al pane che non hanno comprato. In realtà Gesù parla dei Farisei e dell’orgoglio che gonfia e li ridicolizza. Lievito dei Farisei è avere una religiosità di apparenza, che ripete più volte le preghiere e poggia sulle regole (cfr. Mc 8,15). Che bello pregare senza la smania dei possibili “ritorni-vantaggi”. Gesù invita a guardarsi dal lievito della finzione e delle ipocrisie (cfr v.15b): qualche falsità si respira pure nelle chiese: noia, giudizi, maschere, durezza. Bastasse mandare a memoria salmi e canti per dirsi discepoli. Vale poco una fede conquistata a colpi di ripetitività. Senza amore si spegne la fede come senza acqua muore il fiore. Gesù diffida del lievito dei Farisei che genera corruzione, e ama il buon lievito che forgia all’onestà e alla trasparenza. La differenza, la fa l’Amore. Felice giornata.

19 - Buongiorno per tutto il giorno; Mc 8, 22-26. A Betsaida (v. 22), terra natale di Pietro e di Andrea, Gesù rida’ la vista a un cieco. Viveva stabilmente al buio, anzi non viveva neppure più perché senza luce non c’è vita. Il miracolo avviene a tappe (Cfr. Mc 8,23.25). Il cieco ammette di avvertire un miglioramento progressivo: all’inizio intravede gli uomini, ma come se fossero alberi (Mc 8,24). Pure la conversione evolve piano piano. Ci sono stagioni grigie, altre intense e feconde: una parola, un viaggio, una persona ti portano a cambiare (cfr. Mc 8,23a). Talvolta si vede l’altro come un ostacolo - albero -. Serviranno pazienza e fiducia per operare passaggi radicali. Soprattutto servirà volontà decisa. Ma servirà tutta l’esistenza e forse pure qualche fallimento per convertire il cuore e ottenere una vera conoscenza di noi e del mistero di Dio. L'evangelista Marco sottolinea i segni concreti dell'azione di Gesù (materia e gesti): la saliva, il toccare, l'imposizione delle mani (cfr. Mc 8,23). È l’opera risanante realizzata dai sacramenti. Quanti credono di vedere bene spesso sono ciechi. Vedono le cose esteriori; e la loro fede rimane in penombra. Così si privano della “visione” di Dio, unica sorgente di vita. Gesù infine chiede al cieco di non tornare nel villaggio (Mc 8,26): a volte, nel vangelo di Marco, la volubilità della gente impedisce di accogliere la novità del Vangelo. Lodiamo Dio per la meraviglia di oggi. Felice giornata.

20 - Buongiorno; Mc 8, 27-33. In questo brano, Gesù fa' un sondaggio. C’è chi parla per sentito dire, ma Gesù vuole certezze dai suoi: “…chi sono io per voi?” (Mc 8,29a). Parla Pietro che dice: “Tu sei il Cristo” (Mc 8,29b). A Gesù non è sufficiente un passato che ritorna - sei un profeta - né gli può bastare il presente - sei il Battista - lui vuole una fede coinvolgente. “Il Figlio dell'uomo dovrà soffrire molto” (Mc 8,31), dirà parlando di se stesso. Questo è il vero destino del Cristo. Parole stridenti rispetto alle aspettative dei suoi. Pure Pietro protesta in modo violento (Mc 8,32). Tutti si cerca un Dio vincente, che dia soluzione immediata ai problemi quotidiani, non uno che si fa uccidere. A chi può servire un Messia sconfitto?  Noi, vogliamo vincere con la forza; invece Dio lo fa con la debolezza; noi ci si vorrebbe imporre con la violenza, Dio si propone con un calice amaro. Volete sapere qualcosa di Me? Vi do appuntamento ai piedi della croce. Dio bacia chi lo tradisce, non spezza nessuno, piuttosto fa a pezzi se stesso. Si cinge un asciugamano e lava i piedi ai suoi. Piega la schiena e ha le sue mani sui miei piedi... La Fede è una follia. A Gesù non basta una risposta esatta! Ti chiede di non essere lasciato solo. In effetti, attende i suoi sul Golgota. Lì è di casa Dio e da lì inizia la sua vittoria. Tutto espresso direttamente sopra esprime il pensiero nei versetti 32-33. Bisogna pensare sempre secondo Dio. Buona giornata.

21 - Buongiorno per tutto il giorno; Mc 8,34-9,1. Il Messia atteso da secoli è finalmente arrivato: è Gesù. A lui non serve un'arma per affermare la propria identità. Ne è del tutto consapevole. Meno che meno cercherà di cavalcare l'ondata nazionalista di un popolo stanco di essere oppresso dai potenti di turno e in attesa di un messia politico. Gesù andrà fino in fondo per affermare la propria visione di Dio: il contrario di quanto vorrebbero gli Ebrei. E farà della “croce” la sua cattedra. Per Gesù e per il suo discepolo, la strada della salvezza passa attraverso la croce, la rinuncia e la morte (cfr. Mc 34b-35). Il discepolo di Gesù Cristo dev'essere disposto a perdere, a consegnare tutta la propria vita, come Gesù l'ha fatto sulla croce, per la salvezza del mondo. La croce non è una sofferenza da sopportare rassegnati, ma la logica di chi ha talmente a cuore la presenza di Dio da metterla al di sopra della vita. Morire in croce era la peggiore umiliazione che una persona potesse sperimentare, un'ignominia anche per la famiglia del condannato. Ci si vergognava di un familiare crocifisso; si subiva un pesante giudizio sociale. Allo stesso modo, per seguire Gesù occorre essere disposti a perdere totalmente la faccia. Facciamo bene i conti, allora: si può guadagnare il mondo, ma se si perde Gesù e il suo Vangelo, si perde la vita eterna, il domani alle porte (cfr. Mc 8,36). La vocazione del discepolo è una vita vissuta accanto al Messia fin sotto la croce. Perché ciò avvenga, la parola "croce" va sostituita e capita con la parola "amore". Auguri a tutti i seguaci di Gesù Cristo. Felice giornata.

22 - Buongiorno e buon fine settimana. Oggi la Chiesa festeggia la Cattedra di San Pietro, apostolo; Mt 16, 13-19). Per la sua professione di fede (Mt 16,16), Pietro è eletto fondamento della Chiesa di Dio. Agisce e decide a nome di Cristo al quale la Chiesa appartiene (Mt 16,18-19). La chiesa-cattedrale è il luogo sacro, custode della cattedra del vescovo. Da essa, simbolo di verità e unità, Pietro e i suoi successori comunicano la fede. Ai Dodici non è chiesto, come alla gente, di esprimere il loro gradimento su Gesù, come si fa con un attore, ma di dire se lo seguiranno fin sulla croce (cfr. Mc 8,34). Gesù non si accontenta di una fede “per sentito dire”. Vuole andare in fondo nella verifica: ma voi che mi seguite, che vivete con me, voi che ascoltate la mia Parola: chi sono io per voi? “Chi sono io...” (cfr. Mt 16,15) è il cuore della fede. Gesù non cerca consigli, e neppure definizioni. Cerca persone: che posto ho io nella tua vita, quanto conto per te? Da Pietro Gesù non vuole una opinione… Vuol sapere se è pronto a fargli spazio nel suo cuore. E Pietro dirà: tu sei tutto per me, tu sei la mia vita! Cristo è vivo se è vivo dentro di me. Il mio cuore può essere la "culla" o la "tomba" di Dio. Dio è grande o piccolo in me nella misura in cui lo sento ‘Signore’. Non vale ciò che penso di lui, ma se vivo di Lui e in Lui. La risposta alla domanda di Gesù conterrà l'aggettivo “mio” di Tommaso: “mio Signore e mio Dio”. Un “mio” non di possesso, ma di umile appartenenza, come il bimbo che si relaziona con la madre, o come il battito del cuore di un innamorato. Che posto diamo a Dio nella nostra vita? Buona festa e felice giornata.

23 - Buona e felice domenica a tutti; Lc 6, 27-38. Gesù scende dal monte dopo aver parlato delle beatitudini (nel Vangelo di domenica scorsa), le vette della vita cristiana. Ora invita a realizzare il suo sogno: amare, fare del bene a quelli che ci odiano, benedire e pregare per quelli  che ci maltrattano (Lc 6,27-28). “Amare i nemici” subito, senza aspettare; anzi, anticipare… non accontentarsi del così fan tutti, ma cambiare il corso delle cose dal loro interno. La sapienza umana contesta Gesù: amare i nemici è non solo impossibile, ma assurdo; e Gesù contesta la via del buonsenso. Dice: amatevi, altrimenti vi distruggerete. Amate… soprattutto perché così fa Dio… È “benevolo verso gli ingrati e i malvagi” (Lc 6,35). Gesù elimina il concetto stesso di nemico. Attorno a noi tutto dice: fuggi da “Caino”, allontanalo, rendilo innocuo. Poi viene Gesù e ci sorprende: “…pregate per coloro che vi trattano male” (Lc 6,28). L'Amore concreto di Gesù mette i brividi. Per Lui, l'amore è sporcarsi le mani; è condividere le cose. L’amore è sterile se non diventa un "fare concreto". Offri l'altra guancia altrimenti a vincere sarà sempre il più violento, e crudele. Fa questo gesto, non per passività, ma prendi tu l'iniziativa, ricuci la relazione. È così che diventerai vincitore. Via alta è quella voluta da Gesù:  Egli non convoca eroi nel suo Regno, né atleti da medaglia. Se faremo noi come detto sopra, saremo figli dell’Altissimo. Radiosa domenica.

24 - Buongiorno e buon inizio settimana; Mc 9, 14-29. "Per chi crede, tutto è possibile" (Mc ,9,23). Gli apostoli hanno le orecchie basse. Si è presentato a loro un padre affranto che chiedeva la guarigione del figlio posseduto dal maligno, e hanno fallito ( Mc 9,18b). Forse si erano montati la testa che dopo aver riconosciuto in Gesù il Messia e aver visto con i loro occhi i prodigi da lui operati, credevano di averne capito i segreti e fare come lui. Si sono illusi. Qualche volta si crede di poter cambiare il mondo perché si è imboccata la strada della conversione. In realtà si è solo ai primi tornanti del viaggio. Servono umiltà e volontà. Quali errori hanno commesso i Dodici? Hanno spostato su loro stessi la luce che doveva confluire sul loro Maestro. Non è mancata la sensibilità, né l’impegno. Hanno provato e riprovato, ma niente. È mancata la scintilla, il tempo da dedicare alla preghiera (Mc 9,29). La preghiera è indispensabile. Equivale al respiro. Se ti domandano: perché preghi? È come se chiedessero: perché respiri…? Ovvio, per vivere. Allora si può capire perché quel padre ha corso da Gesù che gli guarisca il figlio. I discepoli ci rimangono male perché Gesù è riuscito dove essi avevano fallito (Cfr. Mc 9,28). Il segreto? La preghiera. E Gesù è un uomo di preghiera. Vive in comunione perenne con il Padre… E nulla è impossibile a colui che si fa preghiera. Altri spunti di riflessione:

• "Abbi pietà di noi e aiutaci" (Mc 9,22b). Il capo famiglia è andato da Gesù e lo ha pregato a nome di tutta la famiglia.

• "Credo; aiuta la mia incredulità" (Mc  9,23). Riconosce che deve continuare un cammino di fede.

• Il comando di Gesù opera il miracolo. "Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più " (Mc 9,25). Da ogni male, liberaci Signore. Felice giornata.

25 - Buongiorno per tutto il giorno; Mc 9, 30-37. I discepoli di Gesù hanno difficoltà a capire il suo discorso sulla passione. Pensano ad altre cose. È proprio crisi tra Gesù e i suoi discepoli. Hanno fatto l’abitudine perfino ai miracoli. Non hanno più sete della sua Parola: preferiscono le ombre alla luce del Maestro. Hanno beccato "il covid" dei “primi posti” (Mc 9,34), una malattia che purtroppo attraversa i secoli: imbrogliare, imporsi, sgomitare e primeggiare. Alla voglia di potere, principio di distruzione della comunione, Gesù contrappone un mondo nuovo: “se uno vuol essere il primo sia il servitore di tutti” (Mc 9,35). Servi non per rinuncia, ma per coraggio. Servire è il nome segreto della civiltà. Questo verbo è faticoso perché pare vincente imporsi e comandare. Per il vero discepolo cristiano, il vero titolo di nobiltà è quello del servizio nella semplicità dell'amore. C'è un ulteriore passaggio: “servo di tutti” (Mc 9,35b), dirà Gesù, senza barriere di gruppo, di famiglia, di meriti, senza alcuna condizione. Ma c'è un terzo gradino: “prese un bambino e lo mise in mezzo”. Modello sarà l’inerme, l’indifeso e il senza diritti, il più debole tra gli ultimi (Mc 9,37). Diventate dunque come bambini che vivono solo perché sono amati. Gesù abbraccia il più piccolo così che nessuno sia perduto. Il piccolo non guarda nessuno dall'alto in basso. Così fa anche Dio. E quando Gesù lava i piedi ai Dodici, guarda dal basso in alto; e così fa sempre Dio. Imitatelo. Buona giornata.

26 - Buongiorno; Mc 9, 38-40. La comunità dei discepoli di Gesù non è gelosa dei propri privilegi. Anche chi non "dei nostri" può fare  delle cose belle. Nel brano evangelico odierno, c'e un'apertura ad altre culture, religioni, appartenenze sociali. I guaritori e i santoni che operavano tra la gente al tempo di Gesù si appellavano ai grandi del passato per dare forza alla loro intercessione. Qualcuno di questi aveva probabilmente deciso di inserire tra i nomi da invocare anche Gesù di Nazaret, la nuova stella emergente (cfr. Mc 9,38). Invece di sorridere di fronte a tanta ingenuità, Giovanni, l’apostolo amato, corre a riferire l’episodio al Maestro. Come si permette quel tale di guarire nel nome di Gesù senza essere parte del gruppo ed essere un discepolo?, (Cfr. Mc  9,38). Gesù sorride e ridimensiona la cosa. C’è chi vorrebbe rilasciare patenti di cattolicità, separare chi ha una Fede “adulta” da chi la vive per abitudine, chi si sciacqua la bocca col nome di Gesù e chi lo invoca con fede. Lasciamo a Dio tali distinzioni: noi cerchiamo di vivere con gioia il nostro percorso di fede. Sia Dio a decidere chi prega e chi pronuncia il suo nome a sproposito. Impariamo a godere del bene del mondo da qualunque parte fiorisca, ad essere sherpa di ottimismo e speranza, sempre portatori di speranza (cfr. Mc 9,39). Dio ha molta più tolleranza di noi, abituati a guardare le persone con sospetto se non fanno parte del nostro gruppo di appartenenza. Il Signore ci chiama alla conversione. Felice giornata.

27 - Buongiorno per tutto il giorno; Mc 9, 41-50. Per entrare nella vita eterna, non si deve esitare di fare dei sacrifici. Bisogna eliminare ogni ostacolo sul cammino della salvezza. La vita secondo il Vangelo richiede serietà. Altrimenti, il giudizio di Dio si fa'. È un giudizio paragonabile al fuoco che purifica. Evitare di scandalizzare i piccoli è un orientamento che Gesù chiede ai suoi seguaci (Mc 9,42). Come dice il termine di origine greca, lo scandalo indica la presenza di qualche sasso appuntito che mette in pericolo la vita del pellegrino. Dà scandalo chi nega con una vita stonata il “credo” che professa con le parole. Le sue vittime sono i piccoli, che nel linguaggio neotestamentario rappresentano i credenti. Gesù rimprovera duramente chi alza un muro davanti agli altri con degli atteggiamenti in disarmonia, e prospetta per loro condanne severe. Se la tua mano, il tuo piede, il tuo occhio ti sono di scandalo, cavali, e se ti accorgi che il tuo comportamento non edifica, fai le potature necessarie (cfr. Mc 9,43.45.47). Dice Gesù: “State attenti a voi stessi”. Turba e dà cattivo esempio il cristiano che vive da pagano. Sconfessa con il suo comportamento la Fede che proclama con le labbra. Quante volte si sente dire: no, io in chiesa non ci vado più perché chi si nutre del “sacro”, quando esce sparla degli altri e semina zizzania. È incoerente anche chi va tutte le domeniche in chiesa, e paga in nero i dipendenti, o fa loro un contratto da settembre a giugno. E luglio e agosto? (Cfr. Papa Francesco). Occorre vigilare su se stessi perché, anche attraverso gli organi della comunicazione - mani, occhi, piedi - è possibile mettere altri alla gogna. Chi ha orecchi intenda. Buona e felice giornata.

28 - Buongiorno per tutto il giorno; Mc 10,1-12. Alcuni Farisei si avvicinano a Gesù per metterlo alla prova. Trappola: “è lecito a un marito ripudiare la moglie?” (Mc 10,2). Gesù avrebbe dovuto rispondere “sì” perché Mosè stesso lo consentiva da secoli (cfr. Mc 10,3-4). Invece, il nuovo Mosè prende le distanze e dice: “per la durezza del vostro cuore Mosè scrisse questa norma” (Mc 10,5). Afferma, così, che non tutta la Legge viene dall’alto. Talvolta è il riflesso di accordi umani al ribasso. Infatti, porre la norma prima della persona, svilisce la coscienza, primo baluardo di ogni libertà. Dio crea, e l’uomo legifera… Dall’inizio “li creò maschio e femmina, per questo l'uomo lascerà il padre e la madre, si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola” (Mc 10, 6-9). Gesù porta a respirare l'aria degli inizi: “l'uomo non separi quello che Dio ha congiunto” (v. 9). Il vero nome di Dio è da sempre "colui-che-congiunge". “Chi ripudia la moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio verso di lei” (v. 11). Nella Legge non c'era parità di diritti: solo il marito poteva ripudiare. Gesù innalza la donna a pari dignità. Ora l’adulterio si fa strada nel cuore diviso, ed esso fa trasgredire il sogno di Dio. Se non ti impegni a fondo, se non ricuci e ricongiungi, se il tuo amore è duro, bocci il sogno di Dio e sei già adultero nel cuore. Cambia e converti Signore il nostro cuore. Felice giornata.

 

 

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